Il procuratore capo Claudio Cicchella (foto F. Troccoli)

di Francesca Marruco

Due anni e sei mesi di reclusione. E’ questa la pena che il giudice per l’udienza preliminare Lidia Brutti ha inflitto a Linda Varini, 54 anni, la ex cancelliera del tribunale di Todi accusata di peculato, per essersi appropriata di oltre 9.500 euro sottratti da libretti di risparmio, di soppressione, distruzione e occultamento di 23 fascicoli, di falso materiale e di ricettazione. Il pubblico ministero Claudio Cicchella aveva chiesto la stessa pena.

Via i soldi dai libretti  I fatti, secondo l’accusa, sarebbero avvenuti nel 2010. «Nella sua qualità di cancelliere del tribunale di Perugia, sezione distaccata di Todi – si legge nel capo d’imputazione -,  e quindi pubblico ufficiale addetto ai servizi relativi a procedimenti civili o di volontaria giurisdizione, avendo per ragioni del suo ufficio la disponibilità di libretti di deposito a risparmio, di marche da bollo o di denaro che i ricorrenti avevano depositato in cancelleria o a lei direttamente consegnato per le trascrizioni o il pagamento di oneri di registrazione, se ne appropriava». Alcuni soldi li avrebbe rubati «prelevando denaro dai libretti, asportando le marche dai fascicoli ed omettendo di utilizzare il denaro versato per i pagamenti dovuti dalle parti per l’acquisto delle marche». Altri, 4.400 euro circa, era invece denaro «consegnatole per adempimenti e altre spese».

I fascicoli e la ricettazione  Le altre due contestazioni riguardano i fascicoli fatti sparire e l’accusa di ricettazione. Per l’accusa, la donna aveva «fascicoli nascosti presso la sua abitazione o presso la sede del tribunale di Perugia, sezione di
Foligno». Mentre per il reato di ricettazione, il capo d’imputazione recita che «al fine di procurarsi un profitto acquistava o riceveva un portafogli contenente denaro per un totale di cento euro, documenti, libretto di assegni e carte di credito; bene di provenienza illecita».

L’input dell’indagine  L’indagine era partita dalla denuncia di un legale tuderte riguardo una sua pratica, di fatto scomparsa. La ricerca del fascicolo in questione dovrebbe aver generato un effetto a catena. Cercando cioè quel fascicolo, sarebbero state riscontrate delle irregolarità in altri fascicoli risultati mancanti. Di lì le indagini e la perquisizione in casa della donna ormai quasi due anni fa.

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