©️Fabrizio Troccoli

Maltrattamenti in famiglia e stalking: sono queste le accuse contestate a un tifernate di 38 anni ritenuto responsabile dalla Procura di Perugia, che ha chiesto per lui il rinvio a giudizio, di aver sottoposto la moglie «a una serie di sofferenze fisiche e morali in modo abituale, caratterizzate da aggressioni fisiche e offese, instaurando così un sistema di sopraffazioni e di vessazioni che avvilivano la sua personalità». Secondo la ricostruzione della Procura l’uomo «cercava di mantenere un controllo sulla moglie, invitandola a vestirsi in un determinato modo, a non frequentare determinate persone e a non avere contatti con altri uomini». 

Gli atti Le carte raccontano di «continui litigi» con frasi come «Vattene via da casa mia perché io qui non ti ci voglio più». Parole che hanno indotto la persona offesa a «trasferirsi con i figli a casa dei propri genitori». In una circostanza, nell’aprile 2024, sono volate parole pesanti quando lui ha «udito la conversazione che la moglie aveva con un uomo». Un paio di mesi più tardi – è sempre l’accusa – le ha rovinato una cena aziendale quando «per gelosia le inviava un messaggio minatorio» con scritto «Vale la testa, in tutti i sensi io ti stacco la testa al par del collo a sto giro». 

Minacce Nel corso del tempo è avvenuto «spesso» che le «strappava il telefono dalle mani per controllare i suoi messaggi e le sue frequentazioni», «percuotendola anche in presenza dei figli». Agli atti c’è un altro episodio durante il quale l’imputato (difeso dall’avvocato Eugenio Zaganelli) «si girava verso la persona offesa con un coltello da cucina in mano e le diceva ‘Adesso affilo il coltello e stanotte ti ci ammazzo’». Minacciandola perché «non puliva bene la casa»: «Ti faccio uscire da questa casa dentro quattro assi di legno, ti faccio fuori».