(foto Fabrizio Troccoli)

di Francesca Marruco

I due operai macedoni perquisiti dalla Digos di Perugia nell’ambito dell’inchiesta antiterrorismo della polizia di Brescia avevano contatti con i kosovari fermati per istigazione all’odio razziale e apologia di terrorismo. Conversazioni con quei kosovari che hanno parlato di Papa Francesco, come l’ultimo Papa e che hanno applaudito alle stragi di Parigi, dicendo che era solo l’inizio.

Residenti nell’eugubino gualdese I due macedoni, residenti in due diversi appartamenti situati in un paesino dell’eugubino gualdese a confine con le Marche, per il momento non sono iscritti nel registro degli indagati ma le loro posizioni potrebbero ben presto cambiare, alla luce degli esami che gli esperti della polizia postale svolgeranno sui supporti informatici che la Digos di Perugia ha sequestrato loro martedì mattina.

Ancora non indagati Per ora, secondo quanto trapela, non ci sarebbero elementi a sufficienza per sostenere un’accusa vera e propria, ma ce ne sono abbastanza per far decidere all’autorità giudiziaria di disporre una perquisizione nei loro confronti. La loro adesione al gruppo Facebook ‘Con te o senza te il califfato è tornato’ e le loro conversazioni con quei kosovari che intercettati hanno detto «noi non siamo con Van Damme o Rambo, noi facciamo i fatti». Quegli stessi uomini che, secondo le indagini, avrebbero avuto un collegamento diretto con dei luogotenenti di Daesh in territorio balcanico. I macedoni residenti in Umbria erano solo simpatizzanti o reclutatori e istigatori? Lo diranno le indagini che sono solo all’inizio.

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