di Chiara Fabrizi
Il deposito della Soprintendenza ha ceduto su un lato, la muratura con cui era stata riqualificata la vecchia officina ferroviaria della Spoleto-Norcia non ha retto al terremoto di magnitudo 6,5. Dentro custodisce 2.700 cassette di reperti archeologici databili dal VIII secolo avanti cristo all’epoca romana, un migliaio sono volate giù dagli scaffali, scaraventate a terra dalla violenza del sisma.
L’ESEMPIO DI MATELICA
SALVATAGGIO REPERTI ARCHEOLOGICI: FOTOGALLERY
2.700 cassette di reperti archeologici da salvare Qui martedì mattina sono iniziate le operazioni di recupero dei materiali archeologici coordinate dai vigili del fuoco e dai funzionari del Mibact, a seguire la pratica è Carlo Fantozzi. Considerata la mole di reperti da mettere in salvo si è resa necessaria la collaborazione dei militari dell’Esercito e dell’Arma, tra cui i cosiddetti Caschi blu della cultura che nella prima giornata hanno recuperato circa trecento cassette dal deposito in muratura spaccato dal terremoto. Nella cassette c’è il frutto delle campagne di scavo condotte in buona parte della Valnerina, reperti perlopiù destinati allo studio e non all’esposizione, ma l’interesse è significativo come nel caso dei ritrovamenti riaffiorati dalle diverse necropoli studiate nella zona, tra loro anche corredi funerari che vengono attribuiti agli antichi umbri. Le trecento cassette recuperate martedì sono state trasferite al deposito regionale per i beni culturali di Spoleto con la scorta dei carabinieri, ma il maxi salvataggio proseguirà nei prossimi giorni fino a completo sgombero dello stabile dove, conferma la soprintendente Marica Mercalli, occorrerà procedere agli interventi di messa in sicurezza.
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