I familiari di Marianna Vecchione in aula

di Fabio Toni

Dopo un mese di carcere, Giuliano Marchetti è tornato di nuovo a casa. Il tribunale del Riesame ha accolto l’appello presentato dal suo legale, l’avvocato Roberto Spoldi, contro l’ordinanza di carcerazione emessa dal gip Maurizio Santoloci nell’udienza dello scorso 14 dicembre. Marchetti è accusato dell’omicidio della sua compagna, la 35enne Marianna Vecchione, uccisa lo scorso 23 marzo con il terzo di tre colpi di fucile esplosi all’interno della casa dove i due vivevano, in via Brodolini.

Di nuovo a casa L’imputato aveva già trascorso oltre tre mesi in cella, fra marzo e luglio. Ovvero fino a quando il gip Pierluigi Panariello concesse i domiciliari, fra lo sdegno dei familiari della vittima. Poi, nell’udienza dello scorso 14 dicembre, il gip Maurizio Santoloci aveva di nuovo disposto il trasferimento in carcere, dopo aver ravvisato la presenza di due fucili nella casa dove Marchetti si trovava agli arresti domiciliari.

Doppio ricorso Alla nuova carcerazione si erano opposti sia l’avvocato Roberto Spoldi, difensore dell’imputato, che la stessa procura di Terni. Nell’appello davanti al tribunale del Riesame, entrambi hanno sostenuto la non pericolosità di Giuliano Marchetti, in relazione anche all’assenza di qualsiasi precedente penale. Una lettura accolta e condivisa dal tribunale che ha nuovamente disposto gli arresti domiciliari.

Le reazioni Deluso l’avvocato Massimo Proietti che rappresenta i familiari della vittima: «In un certo senso ce l’aspettavamo, vista la posizione comune espressa dalla difesa e dalla procura all’interno di un contesto – quello dell’appello – in cui non è prevista la presenza delle parti civili. Nessuno, in quella sede, ha potuto perorare la causa dei familiari e di quello che viene genericamente definito “l’interesse collettivo”». L’avvocato Roberto Spoldi, difensore di Giuliano Marchetti, è di parere diametralmente opposto: «Siamo soddisfatti e riteniamo sia stata ripristinata la legalità. Ora – afferma il legale difensore – restiamo in attesa che venga fissata l’udienza per l’altro ricorso, quello in Cassazione». L’appello contro la carcerazione dell’imputato non è infatti l’unico. Ce n’è un altro che accomuna difesa e procura: entrambi hanno presentato ricorso contro la decisione del gip di restituire gli atti al magistrato. La correttezza di quel provvedimento verrà valutata dalla corte di Cassazione, probabilmente entro il mese di aprile.

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