di Fabio Toni
Due fratelli di nazionalità albanese, Blertmir (24) e Roland Ftoni (26), sono sottoposti a fermo di polizia per l’agguato consumato lunedì notte in via Castello in cui è rimasto gravemente ferito Alban Nicolaj (35). Secondo gli inquirenti sono stati loro – Blertmir in particolare – a sparare, con un fucile caricato a ‘palle da cinghiale’, i due colpi che hanno raggiunto il connazionale all’addome.
DUE FERMI PER L’AGGUATO DI VIA CASTELLO: FOTO
Il fermo Dopo aver trascorso l’intera giornata di lunedì in questura, i due – già gravati da numero precedenti penali – sono stati raggiunti dal provvedimento emesso dal sostituto procuratore titolare dell’indagine, la dottoressa Camilla Coraggio, in attesa di convalida da parte del gip. A loro carico ci sono gli elementi raccolti da polizia e carabinieri: dalle immagini registrate da alcune telecamere di sicurezza presenti nella zona, alle testimonianze – una in particolare – in base a cui i due soggetti sarebbero stati riconosciuti senza alcun margine di dubbio come gli autori della sparatoria.
Il precedente L’intera vicenda ruota attorno a un altro grave episodio avvenuto lo scorso 22 ottobre in via Proietti Divi. Un agguato, condotto in quel caso a colpi di arma da fuoco, che aveva avuto per protagonisti lo stesso Alban Nicolaj e un connazionale. In quell’occasione, grazie a un’indagine-lampo, i due erano stati arrestati per aver cercato di uccidere un operaio albanese di 35 anni, sfuggito per miracolo ai colpi di pistola sparati in mezzo alle case. L’idea degli inquirenti è che lunedì notte i due fratelli Ftoni abbiano cercato di regolare alcuni vecchi conti lasciati in sospeso, legati in qualche modo a quella vicenda.
Le riprese Dopo il primo intervento e i rilievi eseguiti dalla polizia scientifica, le indagini si sono subito concentrate sui due soggetti che abitano in via Tre Archi, a non più di trenta metri dal punto dell’agguato. Le prime testimonianze raccolte dalla squadra Mobile di Terni e dal dirigente Francesco Petitti, sono state quelle di alcuni amici della vittima, notati poco prima in corso Vecchio da una pattuglia della Volante. Poi l’attenzione degli investigatori si è concentrata sulle immagini registrate da alcune telecamere di sicurezza installate da privati e negozianti della zona. Una di queste, puntata proprio sulla palazzina dove abitano i due fratelli Ftoni, ha mostrato un viavai di persone decisamente sospetto, proprio nei minuti precedenti l’agguato.
L’arma Sempre dalle immagini si nota un terzo soggetto – ancora senza nome – che entra nel palazzo con un fucile in mano, lo stesso con cui i due fratelli escono di lì a poco per compiere il blitz. È sempre la stessa telecamera a riprendere Roland e Blertmir Ftoni mentre rientrano a casa con l’arma in mano. Arma che non è stata ancora ritrovata nonostante l’intervento di un cane-poliziotto specializzato nel riconoscere la polvere da sparo. L’ipotesi è che il fucile sia stato fatto ‘uscire’ da una finestra grazie all’aiuto di uno o più complici presenti in zona.
La testimonianza Decisiva per il fermo di polizia applicati nei confronti dei due albanesi, è stata la testimonianza resa da un connazionale presente sul luogo dell’agguato. Per ottenerla, i carabinieri del nucleo investigativo – coordinati dal maggiore Pietro Petronio – hanno dovuto sudare le proverbiali sette camicie, vista l’iniziale reticenza del soggetto che conosce bene tutti i protagonisti della vicenda. L’uomo avrebbe seguito l’intero svolgersi dei fatti da non più di venti metri, riconoscendo in Blertmir e Roland Ftoni i due uomini che, a volto coperto, hanno fatto fuoco contro Nicolaj Alban. Quest’ultimo, fra l’altro, era in procinto di ricevere un ordine di espulsione emesso dal questore di Terni, in attesa dell’ok da parte dell’autorità giudiziaria.
Convalida L’udienza relativa al fermo dei due fratelli albanesi è stata fissata per mercoledì mattina alle ore 12. A decidere in merito alla convalida della misura cautelare sarà il gip Maurizio Santoloci.
Il questore «L’indagine dimostra ancora una volta l’efficacia dell’apparato di sicurezza presente in città – afferma il questore Carmine Belfiore -. A Terni, non diversamente da altre città, avvengono episodi criminosi che però trovano una risposta pronta da parte delle forze dell’ordine. Possiamo dire che tutti gli episodi più gravi avvenuti in città negli ultimi tempi sono stati brillantemente risolti grazie anche alla sapiente guida dell’autorità giudiziaria».
Il procuratore Sulla stessa lunghezza d’onda il capo della procura, Cesare Martellino: «Questo caso, al pari di altri, è stato risolto in brevissimo tempo grazie alla totale sinergia fra polizia, carabinieri e procura, rappresentata in questo caso dalla dottoressa Camilla Coraggio. Il lavoro congiunto ha dato i risultati che avete visto».
Carabinieri «Abbiamo lavorato insieme – afferma il comandante provinciale dell’Arma, Pierluigi Felli – evitando sovrapposizioni inutili. Il risultato a cui siamo giunti è merito di tutti e dimostra una capacità di coordinamento che è essenziale per contrastare i fenomeni criminosi». Oltre al colonnello Felli e al maggiore Petronio, alla conferenza stampa è intervenuto anche il comandante interinale della Compagnia carabinieri di Terni, il tenente Mirco Marcucci.
