Carcere ( foto archivio)

di Fab. To.

Le sigle sindacali della polizia penitenziaria puntano il dito sulla situazione critica delle carceri umbre. Per i rappresentanti delle sigle confederali e autonome, i problemi principali riguardano la struttura di Terni. Non si può aprire un nuovo padiglione che raddoppia la capienza dei detenuti – denunciano – senza assegnare il personale che serva a garantire la sicurezza sia interna che del territorio ternano”.

Lavorare in affanno Nella missiva inviata al ministro della giustizia e a tutti i soggetti istituzionali legati al tema, i sindacati sostengono come a Terni si lavori in affanno da anni. “La speranza è che qualcuno si renda conto che la criticità non può essere la regola. Già in passato abbiamo pagato a caro prezzo (evasione di un detenuto nel 2009) la superficialità di dirigenti continuavano a mettere in atto comportamenti che non garantivano la sicurezza. Un padiglione che porterà al raddoppio della popolazione detenuta, non può essere gestito con il personale attualmente in organico, già carente per il vecchio istituto”.

No a vigilanza dinamica I sindacati rigettano ogni ipotesi di vigilanza dinamica’ (“chi sostiene questa ipotesi, non ha la minima idea di come funzioni un carcere”). Per gli agenti “gestire circa 700 detenuti con meno di duecento unità è una follia inaccettabile. Non si può ragionare su piante organiche vecchie di decenni e di cui ne chiediamo da tempo l’aggiornamento. È arrivato il momento che qualcuno si metta finalmente una mano sulla coscienza, cercando di capire che un istituto non è un giocattolo ma una realtà difficile da gestire”. Per tutti questi motivi i rappresentanti della polizia penitenziaria chiedono nuovamente l’integrazione del personale della casa circondariale di Terni. “Se le nostre richieste dovessero cadere nel vuoto, siamo pronti a incatenarci ai cancelli”.

Le firme della lettera sono quelle di Romina Raggi (Sappe), Antonio Pasquale Giuggia (Fns Cisl), Francesco Petrelli (Ugl), Daniele Rosati (LiSiapp), Giorgio Lucci (Cgil), Luca Rampiconi (Unl), Giuseppe Laganà (Clpp), Roberto Poli (Sinappe), Mauro Boschini (Osapp), Raffaele Tagliafierro (Uil).

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