di Fabio Toni

La vicenda del poligono di tiro di Marmore, finito al centro di un’indagine che ha portato a ben due sequestri della struttura – con in mezzo la revoca del primo da parte del tribunale del riesame -, trae origine dalla relazione svolta da un organismo interno al comune di Terni: il Nop, nucleo operativo per la prevenzione della corruzione.

Cos’è Il Nop è stato istituito lo scorso 27 giugno attraverso un provvedimento del segretario generale del comune, nella veste di responsabile del piano triennale anticorruzione licenziato a fine maggio dalla giunta di palazzo Spada. L’organismo è composto da dirigenti e dipendenti del comune di Terni, in possesso di competenze in tutta una serie di materie (appalti, contabilità, edilizia privata, concorsi pubblici etc.). Nop e piano anticorruzione si inseriscono nel percorso stabilito dalla legge 190 del 2012 che punta a contrastare la corruzione all’interno della pubblica amministrazione.

La premessa La struttura sportiva di Marmore sorge su un terreno in località Monte Sant’Angelo – una cava dismessa – di proprietà comunale, concesso in diritto di superficie per trent’anni con un atto di giunta del 2009. Nel testo approvato a quel tempo, l’amministrazione definisce la struttura «una risorsa, vista l’organizzazione di eventi di livello europeo e mondiale». In seguito i titolari del centro di tiro sportivo si attivano per acquistare l’area dal comune. E in effetti la cava viene inserita nel piano delle alienazioni, almeno fino al 2011, per un importo di vendita superiore agli 800 mila euro.

La verifica Nel 2013 al Nop viene chiesto di verificare la procedura di alienazione avviata, di competenza della direzione patrimonio del comune. L’attenzione dell’organo di controllo si concentra in particolare sulla mancanza di una vera e propria licenza da parte del centro sportivo. Il documento però, come indicato dal tribunale del riesame in occasione del dissequestro, semplicemente non serve. Almeno con l’attuale normativa e per le strutture lontane dai centri abitati.

La spiegazione Sta di fatto che il Nop a maggio del 2013 chiede chiarimenti sia ai titolari del centro sportivo che alla questura. Quest’ultima invia una nota risalente al 2001, in cui si afferma che l’attività di tiro viene svolta «lontano dal centro abitato e dalle vie pubbliche». Una comunicazione che il Nop giudica però ‘di difficile interpretazione’.

In Procura Da qui l’organismo comunale, forse nella convinzione che occorra una licenza specifica, ad agosto concorda con la direzione patrimonio la sospensione dell’iter di vendita del terreno e – spingendosi più in là – «propone, a tutela dell’amministrazione comunale, la sospensione delle attività praticate nell’area in oggetto e l’invio della pratica al ministero dell’interno e alla procura della Repubblica per le valutazioni di competenza». Detto e fatto.

Sigilli e revoca L’iter giudiziario a questo punto è avviato, con l’apertura di un fascicolo in procura, l’indagine nei confronti del titolare del sito per presunta violazione dell’articolo 75 del Tulps e la richiesta di sequestro preventivo accolta dal gip del tribunale di Terni. I sigilli scattano il 30 agosto e i cancelli rimangono chiusi fino al pomeriggio del 10 settembre, giorno in cui il tribunale del riesame di Terni accoglie le istanze del titolare e revoca il sequestro.

Nuovo sequestro L’impianto però torna in funzione solo per poche ore: il giorno dopo i sigilli vengono di nuovo applicati dietro decreto motivato del pm Elisabetta Massini che da il là al sequestro probatorio della struttura. E alla contestazione originaria se ne aggiungono anche altre relative a presunte violazioni edilizie e ambientali. Come in una partita a scacchi, la prossima mossa spetta ora ai legali difensori del proprietario: fin tropo prevedibile un nuovo ricorso al riesame.

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