L'udienza si è svolta nel tribunale di Terni

di Fabio Toni

I carabinieri lo avevo arrestato nell’agosto dello scorso anno. Ad inchiodarlo, il video raccolto dai militari durante le indagini, in cui si vede l’uomo picchiare selvaggiamente il figlio della propria convivente, di appena 10 anni. Oggi il 32enne operaio ha patteggiato due anni.

Una calma soltanto apparente La furia, infatti, era pronta a scatenarsi quando l’uomo e il bimbo si ritrovavano da soli. Colpi di arti marziali in varie parti del corpo, pugni, lesioni ai testicoli (le cui conseguenze sulla salute potranno essere valutate solo con il passare degli anni) e infine le minacce. Anche di morte. Nell’ordinanza di custodia cautelare il gip aveva fatto riferimento a «continue vessazioni attuate attraverso un comportamento seriale basato su una violenza aberrante e tribale». Una situazione insopportabile emersa in tutta la sua crudezza proprio dai racconti che il piccolo, peraltro afflitto da un disturbo cognitivo di iperattività, aveva fatto alla madre e alla zia.

Il patteggiamento Davanti al gip del tribunale di Terni, l’uomo – S.D.G., 32 enne operaio Tk-Ast originario di Piediluco – ha patteggiato una condanna a due anni di reclusione, pena sospesa. Nel corso dell’udienza il giudice ha respinto la richiesta del padre di costituirsi parte civile. Quest’ultimo, assistito dall’avvocato Mauro Biscetti, è stato individuato come parte lesa e dovrà agire in sede civile per avanzare la richiesta di risarcimento. «A nostro giudizio la pena concordata è incongrua – afferma l’avvocato Biscetti – Per questo ci siamo opposti. Il giudice però non ha ritenuto possibile rigettare l’istanza avanzata dall’imputato e dal pm».

Matrice sessuale? In udienza era presente anche l’avvocato Massimo Longarini che assiste la zia del bimbo, anche lei parte lesa. «Abbiamo buoni motivi per appellarci contro il patteggiamento – spiega l’avvocato Longarini -. A nostro giudizio i maltrattamenti sono gravissimi e le attenuanti generiche non trovano riscontro nella pericolosità sociale del soggetto, sancita anche dalla perizia chiesta dallo stesso pubblico ministero. Infine riteniamo che i maltrattamenti e le lesioni abbiano una chiara matrice sessuale».

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