La sede della Provincia

di Francesca Marruco e Marco Torricelli

Il presidente della Provincia Feliciano Polli avrebbe effettuato in neanche due mesi 383 «conversazioni di carattere personale, di cui due dirette all’estero, il cui importo veniva invece addebitato alla Provincia di Terni». E, senza alcuna autorizzazione, si sarebbe fatto dare una seconda sim dati «per raggiungere con il portatile siti social network». Non solo, agli assessori che ne hanno fatto richiesta, sarebbe stato dato un iPad Due comprato senza una gara pubblica. Senza contare chi avrebbe usato auto e autisti della polizia provinciale a suo piacimento.

Il 415 bis  Lo scrive il pm Elisabetta Massini nell’avviso di conclusione delle indagini che ha fatto recapitare nei giorni scorsi a molti esponenti della giunta della Provincia di Terni, travolti da un’inchiesta che si muove da tre anni e che ha come oggetto la stabilizzazione di alcuni precari, quattro presunti casi di mobbing e appunto l’uso ‘disinvolto’ del cellulare di servizio e delle auto di servizio.

Le telefonate  Le 383 telefonate, secondo la ricostruzione dell’accusa, sarebbero state effettuate dal presidente della Provincia dal 24 gennaio del 2011 al 10 marzo dello stesso anno. Più o meno nello stesso periodo, Rosati Domenico ne avrebbe effettuate 58, Antonio De Guglielmo 92, mentre Laerte Grimani 270. A loro quattro il pm Massini contesta il reato di peculato.

Chi sono gli indagati  Sono ventuno in tutto gli esponenti della Provincia di Terni finiti nel registro degli indagati con le accuse, a vario titolo, di abuso d’ufficio, peculato, diffamazione, falso in atto pubblico e maltrattamenti (mobbing).  Si tratta di Filippo Beco, Fabrizio Bellini, Marcello Bigerna, Cherubini Stefania, Antonio De Guglielmo, Paolo Grigioni, Laerte Grimani, Francesco Lezi, Francesco Longhi, Giovanni Maggi, Debora Masci, Antonio Meola, Stefano Mocio, Paolo Onori, Sandro Pascarelli, Fabio Paparelli, Vittorio Piacenti D’Ubaldi, Feliciano Polli, Gioia Rinaldi, Domenico Rinaldi e Vaccari Vitale Giovanni.

Auto e autisti della polizia All’assessore Filippo Beco la procura contesta un altro tipo di peculato: quello relativo all’uso del personale della polizia provinciale come autisti privati. «Come assessore con deleghe tra l’altro sulla polizia provinciale – si legge negli atti -, avendo per ragione del suo ufficio la disponibilità del personale e dei mezzi della polizia provinciale, utilizzato in diverse occasioni gli stessi quali autisti per finalità personali distraendoli dai propri compiti e servizi».

Le stabilizzazioni Per quanto riguarda il capitolo ‘stabilizzazione dei precari’ il pm contesta a Polli, De Guglielmo, Piacenti D’Ubaldi, Rosati, Paparelli, Bellini, Cherubini, Mocio, Bigerna, Beco e Vitale di aver «falsamente attestato» che 17 dipendenti precari possedevano i requisiti per essere assunti a tempo indeterminato. Requisiti che, secondo la procura della Repubblica di Terni, non avevano.

Il mobbing  Il corposo capitolo relativo al mobbing, di cui sarebbero state fatte oggetto quattro persone, elenca moltissimi episodi avvenuti ad ognuno di loro. Una di loro, secondo l’accusa, sarebbe stata fatta oggetto di mobbing da Polli, De Guglielmo, Pascarelli, Rosati, Cherubini, Lezi, Grigioni e Longhi. Uno dei tanti passaggi ricostruiti nel capo d’imputazione dice che alla presunta vittima,  non sarebbero stati affidati «gli obiettivi per il 2011 e formulando indicazioni ideologicamente false nel ‘Report di valutazione delle prestazioni ruolo’ professionale, indicando quali obiettivi di gestione, “distributori di acqua liscia a frizzante”».

Il mobbing/2  L’altra vittima di mobbing, ad opera di Polli, De Giglielmo, Masci, Pascarelli, Onori, Rosati e Paparelli, sarebbe stato «emarginato ed escluso dalle scelte tecnico-politiche del servizio, senza che gli venisse previamente comunicata».

Social e iPad  Senza le autorizzazioni che avrebbe dovuto dare la presunta vittima di mobbing, secondo la procura, all’assessore Bigerna e al presidente Polli sarebbero inoltre state assegnate due schede sim dati, «per consentirgli di raggiungere con il portatile siti social network». Non solo, nelle carte si parla anche dell’«assegnazione di un tablet iPad  a tuti gli assessori che ne facevano richiesta, tra i quali Paparelli e Bigerna, acquistati senza procedere a gara pubblica e senza far redigere alcun capitolato, acquisto effettuato da Pascarelli in un caso direttamente in un esercizio commerciale e poi con un affidamento diretto, giustificando falsamente detti esborsi con l’assunto di consentire all’Ente un risparmio  sugli abbonamenti ai quotidiani stipulati agli assessori».

One reply on “L’inchiesta di Terni: centinaia di chiamate private addebitate alla Provincia, poliziotti usati come autisti”

Comments are closed.