di Massimo Colonna
Otto rinvii a giudizio e quattro posizioni che restano in ‘sospeso’ per irreperibilità. Questo il verdetto preso dal giudice del tribunale di Terni nell’udienza preliminare dell’operazione Milot, andata in scena mercoledì mattina. Si tratta della banda di dodici albanesi che nel febbraio 2015 è stata scoperta dagli agenti della squadra mobile della questura di Terni con accuse pesanti, che spaziano dall’associazione a delinquere allo spaccio di stupefacenti.
La decisione Martedì mattina è dunque andata in scena l’udienza preliminare in cui il giudice ha stabilito il rinvio a giudizio per otto dei dodici arrestati. Gli altri quattro sono al momento irreperibili e dunque tecnicamente è scattata la ‘sospensione per irreperibilità’ che si concluderà il 10 gennaio del 2018, quando si rifarà il punto della situazione. Per gli altri invece le porte del tribunale si apriranno il prossimo 23 maggio, quando compariranno davanti al collegio.
Le scarcerazioni Il giudice ha dunque stabilito il processo per gli otto nonostante nei mesi scorsi per diversi di loro il tribunale del Riesame e poi anche la Cassazione avevano annullato le ordinanze di custodia cautelare in carcere con la motivazione della «insussistenza di gravi indizi di colpevolezza». Decisione quella che riguarda però soltanto le misure che limitano la libertà. E nel merito della vicenda invece il giudice nell’ultima udienza ha stabilito che servirà un procedimento per approfondire le ipotesi accusatorie, anche perché il quadro ricostruito dagli inquirenti è pesante.
Le difese «Sono fiducioso nell’esito del giudizio – ha spiegato uno degli avvocati difensori, il legale Francesco Mattiangeli, al termine dell’udienza – posto però che il tribunale delle Libertà aveva annullato l’ordinanza di custodia cautelare per insussistenza gravi indizi di colpevolezza nei confronti del mio assistito». Gli altri imputati sono difesi dai legali Massimo Proietti, Daniela Paccoi, Massimo Spaccatini e Federica Grimani.
Le intercettazioni e il delitto Zelli Il tribunale ha anche disposto la non trascrizione delle intercettazioni telefoniche, non disponendo dunque una ulteriore perizia sul materiale. Gli arresti fecero scalpore in città sia per i metodi dell’organizzazione descritti dagli inquirenti, definiti «militari», sia perché poi è emerso il fatto che alcuni degli arrestati potessero essere coinvolti nell’omicidio Zelli.
La vicenda L’operazione Milot, città albanese nativa di tutti i componenti della banda, è emersa con un maxi blitz scattato all’alba del 5 febbraio 2015 con l’obiettivo di stringere il cerchio intorno ai dodici accusati di associazione a delinquere, furto in abitazione, ricettazione, spaccio e sfruttamento della prostituzione. Per lo più i colpi, secondo la ricostruzione della squadra mobile, sono stati compiuti tra Narni, Sangemini, Acquasparta e Montecastrilli, ma anche Vasanello e Soriano nel Cimino nel Viterbese, dove i malviventi entravano in azione scegliendo con cura tra condomini di periferia e case isolate.
@tulhaidetto
