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Terni, colpi in casa e villa: sgominata banda di 12 albanesi, pianificano un sequestro di persona

di Massimo Colonna e Chiara Fabrizi

Non è escluso che tra i componenti della banda ci siano anche malviventi collegati all’omicidio della pensionata ternana Gabriella Listanti Zelli. Di certo, però, ai 12 criminali albanesi arrestati all’alba dagli uomini della squadra mobile di Terni vengono addebitati 50 furti commessi tra il dicembre 2014 e il gennaio 2015, ma altri cento colpi potrebbero essergli attribuiti nelle prossime ore.

Sgominata banda Nella sala conferenze della questura di Terni anche il procuratore della Repubblica di Terni Cesare Martellino e il sostituto procuratore Raffaele Perisi, che hanno coordinato le indagini e firmato i provvedimenti. Cinque di loro sono in carcere da qualche settimana, altri 6 sono stati fermati questa mattina, tra loro una donna di nazionalità rumena, e uno risulta all’estero. Più risultano 8 indagati sottoposti alle perquisizioni scattate all’alba.

FOTO DELLA CONFERENZA STAMPA

Pianificavano assalto in villa con sequestro di persona L’operazione Milot, città di origine di tutti i componenti, nelle ultime ore ha subito un’accelerazione perché gli inquirenti hanno avuto certezza che gli stranieri erano pronti a mettere a segno un assalto in villa nell’ambito del quale era stato pianificato anche un sequestro di persona.

Maxi operazione Il blitz è quindi scattato all’alba ed è tra i più vasti mai compiuti dalla polizia di Stato a Terni. Per stringere il cerchio intorno ai 12 accusati di associazione a delinquere, furto in abitazione, ricettazione, spaccio e sfruttamento della prostituzione, sono stati impiegati 50 agenti, due unità cinofile di Ancona e un elicottero del reparto Volo di Roma.

I VOLTI DI ALCUNI ARRESTATI

Indagini Un’indagine complessa, collegata a quella del 30 dicembre scorso, quando in manette finirono altri 5 albanesi fermati sul raccordo Orte-Terni con un carico di 5.5 chilogrammi di marijuana, a cui ha dato input la polizia di frontiera che a metà novembre a Fiumicino ha fermato uno degli albanesi della banda mentre si imbarcava su un volo diretto a Dublino. L’uomo ha mostrato una carta d’identità originale e valida ma falsificata e rilasciata a una donna che aveva subito un furto in abitazione a Borgo Rivo.

«Metodi quasi militari» A colpire gli inquirenti è stata soprattutto l’organizzazione della banda. «Erano organizzati in maniera quasi militare – ha spiegato il procuratore Martellino – e stanarli non è stato facile. Ma questo pool di lavoro contro i reati predatori sta dando frutti importanti, seguendo anche le indicazioni che ci sono arrivate dalla procura generale della Repubblica. Sono stati utilizzati intercettazioni, appostamenti e pedinamenti. In più c’è stato un grande spirito di collaborazione tra tutte le parti. Se la banda è collegata al delitto della pensionata uccisa? Su questo non possiamo dire nulla». «Ogni volta che mettiamo a segno un colpo – ha spiegato il capo della squadra mobile Francesco Petitti – i criminali sviluppano gli anticorpi e cambiano abitudini. Per questo è importante che anche la gente ci dia una mano con le proprie segnalazioni».

Autori di oltre 150 colpi L’attività investigativa della Mobile di Terni che progressivamente ha ricostruito una banda ben organizzata legata da rapporti di sangue o di profonda amicizia che ha come unica attività il crimine. Per lo più i colpi sono stati compiuti tra Narni, Sangemini, Acquasparta e Montecastrilli, ma anche Vasanello e Soriano nel Cimino nel Viterbese, dove i  malviventi entravano in azione scegliendo con cura tra condomini di periferia e case isolate.

IL BLITZ ALL’ALBA DELLA POLIZIA (video)

Modus operandi e bottini In linea di massima agivano rapidamente e di notte, introducendosi nelle abitazioni dopo aver forzato serrande e finestra, poi una volta dentro chiudevano a chiave la porta d’ingresso e si scatenavano. La refurtiva sequestrata nell’ambito delle perquisizioni varia da gioielli a contanti, fino a pc e perfino vestiti.

Compiti ben definiti Secondo gli inquirenti i compiti all’interno del gruppo erano chiari ed equamente ripartiti tra furti e spaccio. Il meccanismo criminale è risultato ben oliato e rappresentava l’unica attività dei malviventi, che infatti parlano dei colpi o dello spaccio come di «lavoro».

Droga per un amministratore Il settore degli stupefacenti era uno dei «rami d’azienda» che funzionava meglio. Tanto che anche un amministratore pubblico di un paese della provincia ternana, secondo la ricostruzione degli inquirenti, si sarebbe rivolto alla banda per ottenere sostanze.

Intercettazioni Durante le intercettazioni, di complessa interpretazione perché le comunicazioni tra la banda erano estremamente sintetiche e formulate in dialetto stretto, si sono registrate frasi come «Sei andato al lavoro oggi?» e l’altro risponde «Sì, abbiamo fatto bingo». Peggiore, se possibile, la conversazione tra padre e figlio col primo che chiede «Come sono i tuoi rapporti con i colleghi di lavoro?» e il figlio risponde «Buoni papà, va tutto bene».

Coi proventi si costruiscono la villa in Albania Nonostante l’elevato giro d’affari prodotto dalle attività criminali, i componenti della banda tenevano un profilo basso, non ostentavano disponibilità economiche ed evitavano di dare nell’occhio. Buona parte dei denari, però, sono stati investiti in Albania dove praticamente tutti stavano costruendo belle case, a guardare le metrature dovrebbe trattarsi di ville, dotate di ogni comfort.

Roulette russa a una vittima Uno addirittura stava costruendo una cappella di famiglia. Il malvivente in questione, hanno ricostruito gli inquirenti, è un uomo di 34 anni, già arrestato per tentato omicidio. É il 2001 e siamo a Bergamo, il giovanissimo criminale entra in una villa per una rapina, ma all’interno ci sono delle persone. Colpo saltato? Neanche per sogno, nonostante la tenera età l’albanese sottopone una delle vittime al roulette russa, pistola appena rubata alla tempia e grilletto premuto più volte. Si è fatto 11 anni di galera ma evidentemente non gli è bastato, così come non è stato sufficiente veder morire a fucilate il fratello, ucciso nel 2013 a Brescia dal proprietario di un’abitazione che lo ha sorpreso in casa.

Terni sicura Intanto si terrà lunedì 9 febbraio, nella sede della Prefettura di Terni, la sottoscrizione del nuovo “Patto per Terni Sicura”, promosso da Prefettura di Terni, Regione Umbria, Provincia e Comune di Terni. Il documento verrà sottoscritto dal prefetto di Terni, Gianfelice Bellesini, dall’assessore regionale per la sicurezza, Fabio Paparelli, e dal presidente della Provincia e sindaco di Terni, Leopoldo Di Girolamo, alla presenza del Sottosegretario al Ministero dell’Interno, Gianpiero Bocci.

2 risposte a “Terni, colpi in casa e villa: sgominata banda di 12 albanesi, pianificano un sequestro di persona”

  1. gamer ha detto:

    lavoro stupendo, tutti dentro devono stare.. un po’ di pace x questa città che ha dato tanto a tutti..

    • Cosmina Laura Decu ha detto:

      Vero…ogni uno si merita la sua. Ma parliamoci chiaro. Se io ero una ladra non accettavo dirmi che sono un assassina. Le parole si dicono sempre troppe.

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