di Marco Torricelli
Il processo è iniziato il 24 settembre – con giudizio immediato, chiesto e ottenuto dall’imputato, il presidente del consiglio regionale, Eros Brega – e sta filando via veloce (martedì mattina c’è in programma una nuova udienza). Gli Eventi valentiniani, però, promettono di riservare nuova sorprese.
Indagati Lunedì pomeriggio il sindaco, Leopoldo Di Girolamo, ha annunciato che lui e altre 27 persone sono indagate perché avrebbero – è la tesi del pm, Elisabetta Massini – commesso irregolarità «nel riconoscere alcuni debiti fuori bilancio, in particolare quelli nei confronti di Sviluppumbria per alcune somme dovute nell’ambito degli Eventi valentiniani delle edizioni 2001 e 2002». Nella sua inchiesta, dice il sindaco «il pubblico ministero ipotizza il reato di abuso di ufficio e di favoreggiamento personale nei confronti dell’allora assessore Eros Brega».
La giunta Oltre al sindaco, Leopoldo Di Girolamo, risultano indagati: il vice sindaco, Libero Paci e gli assessori Roberto Fabrini, Silvano Ricci, Sandro Piermatti, Simone Guerra, Stefano Bucari e Renato Bartolini.
Il consiglio Tra i consiglieri comunali, invece, nel mirino del pm Elisabetta Massini sono finiti, oltre al presidente del consiglio, Giorgio Finocchio, i consiglieri di maggioranza Giampiero Amici, Sergio Trivelli, Valdimiro Orsini, Gianfranco Teofrasti, Paolo Paparelli, Riccardo Giubilei, Jonathan Monti, Marco Vinciarelli, Valerio Tabarrini, Michele Pennoni, Luzio Luzzi, Mauro Nannini, Giorgio Aquilini Ugolini, David Tallarico, Giuseppe Boccolini, Claudio Campili, Sandro Piccinini e Giocondo Talamonti. Insieme a loro c’è anche la responsabile della direzione attività finanziarie del Comune, Elena Contessa.
Una contestazione Il primo reato per cui sono tutti indagati è quello di ‘abuso di ufficio’ (articolo 323 del codice penale): agli assessori viene contestato aver approvato, il 14 novembre del 2012, la delibera di giunta «con la quale si proponeva al consiglio comunale di approvare – tra gli altri – i debiti fuori bilancio pari a euro 211.466,17 verso Sviluppumbria»; alla responsabile della direzione attività finanziarie si imputa, invece, «il parere di regolarità tecnica e contabile»; mentre al sindaco e ai consiglieri comunali si contesta il voto favorevole, 12 giorni dopo, al riconoscimento degli stessi debiti fuori bilancio.
Le motivazioni Il pm contesta la mancanza «di qualunque accertamento in merito all’arricchimento conseguito dall’ente o dalla collettività in virtù dei servizi corrispondenti ad ogni singolo pagamento, ovverossia in ordine alla effettiva idoneità delle spese anticipate da Sviluppumbria, a soddisfare bisogni pubblici e della concreta misura dell’arricchimento derivatine, nonché dell’esistenza di contratti validi a monte delle prestazioni fatturate, mentre i due contratti stipulati con Sviluppumbria erano contrari a norme imperative di legge e finalizzati all’elusione di vincoli in materia di gestione finanziaria degli enti locali, cosicché il debito non poteva essere riconosciuto, intenzionalmente procurato un ingiusto vantaggio patrimoniale a Brega Eros, pari al detto importo».
Altra contestazione Il secondo addebito, il ‘favoreggiamento personale’ (articolo 378 del codice penale), secondo il pm, deriva dal fatto che «dopo che era stato commesso il delitto di peculato dall’assessore Brega», avrebbero «aiutato lo stesso ad eludere le investigazioni dell’autorità». E tutti quanti dovranno presentarsi al nucleo di polizia tributaria per fornire spiegazioni.
Di Girolamo Lui, il sindaco, si dice «assolutamente sereno, perché le decisioni che abbiamo assunto derivavano da impegni assunti e sottoscritti dal Comune di Terni ed abbiamo solo restituito delle somme, dovute e documentate, a Sviluppumbria». Sull’iniziativa della magistratura, Di Girolamo è categorico: «Niente da contestare o da recriminare, ma assoluta disponibilità a collaborare e a fornire, rapidamente, tutti gli elementi che ci permetteranno di chiarire i dettagli e dimostrare la nostra assoluta correttezza».
