di M. To.
Il magistrato Elisabetta Massini, durante un incontro con gli studenti di una scuola ternana, sui temi della legalità e della corruzione, nei giorni scorsi aveva parlato senza mezzi termini di una Terni alle prese con più di un problema. Anche in relazione a possibili infiltrazioni della malavita organizzata. La cosa non è piaciuta al sindaco e all’assessore alla cultura.
Il sindaco Le parole del magistrato, suscitano, dice Leopoldo Di Girolamo, «una qualche sorpresa» e poi parte una prima stilettata: «Condivido in pieno le parole pronunciante dal presidente della repubblica, Giorgio Napolitano nel suo messaggio al Csm, quando invita i magistrati a tenere comportamenti ispirati a discrezione, misura ed equilibrio».
I rischi In secondo luogo, prosegue il sindaco «pur con la consapevolezza che ogni città è a rischio di infiltrazioni della criminalità organizzata, e Terni lo è anche di più per la vicinanza geografica a Roma e per la presenza di una casa di reclusione che ospita detenuti sottoposti al 41 bis, nelle innumerevoli riunioni del Comitato per l’ordine e la sicurezza dedicate a questo tema, con la presenza delle massime autorità, non è mai emerso un particolare allarme».
La collaborazione I dati sui crimini «commessi nella nostra provincia, e diffusi dal questore Belfiore – dice ancora Di Girolamo – mostrano un decremento, ormai costante, e un quadro di sicurezza complessivamente buono. È in questo contesto che l’amministrazione comunale ha sempre fornito la massima collaborazione, ritenendo che le forze dell’ordine e la procura della repubblica rappresentino elementi essenziali della tutela di un vivere civile improntato alla legalità e alla sicurezza, quali presupposti imprescindibili dell’ordine democratico e costituzionale».
L’affondo Poi arriva la seconda stilettata: «A fronte dei dati e delle analisi finora diffuse, se vi fossero invece elementi probanti diversi, che non sono a conoscenza dell’amministrazione comunale, si dovrebbe procedere celermente ad evidenziarli e ad assumere tutti i provvedimenti del caso, come si è fatto recentemente a Perugia, dando certezze e serenità alla città».
La libertà Seguita dalla terza: «Affermare, poi, che a Terni ci sia mancanza di libertà, mi sembra del tutto fuori luogo. Da anni – dice il sindaco – il dibattito cittadino vede la presenza di tutte le opinioni, anche le più disparate, che interessano tutti i temi, ad iniziare da quelli della pubblica amministrazione. Per quanto attiene la libertà di impresa, tutte le rilevazioni specifiche, compiute da soggetti esterni, mettono Terni in posizioni oltremodo soddisfacente».
Gli inceneritori E dalla quarta: «Se pur tuttavia – rincara la dose Di Girolamo – ci sono elementi specifici diversi credo che sia opportuno metterli a disposizione di tutta la città e di tutte le autorità, in maniera tale da poter disporre le contromisure necessarie. Riguardo alla questione degli inceneritori, infine, vorrei ricordare che quello Asm, a suo tempo posto sotto sequestro dalla magistratura, è stato disattivato in seguito ad una decisione politica e amministrativa assunta dal sottoscritto nel 2009; che quello ex Printer attualmente non è in funzione e che quella della società Sao, recentemente ammodernato, è fornito di regolare autorizzazione Aia fino al 2016, oltre al fatto, non secondario dal punto di vista ambientale, che bruci pulper di cartiera».
Armillei A dare man forte al sindaco, scende in campo anche l’assessore alla cultura, Giorgio Armillei: «Terni vive le contraddizioni e le difficoltà di tutte le città medie del Paese. Allo stesso tempo può vantare ancora tutte le caratteristiche di una città. Nessuna anomalia dunque. Semmai l’anomalia è quella delle esternazioni di pubblici ministeri che, da parti del processo penale, finiscono con l’atteggiarsi a giudici super partes della vita pubblica. La giudiziarizzazione della vita pubblica e della vita politica è una tendenza del nostro sistema che va sicuramente corretta».
