di Fabio Toni
Un inferno fatto di percosse e umiliazioni. E di tanta solitudine. Come quando venivano lasciati per ore in un angolo, senza alcuna compagnia. Per farli stare zitti. Dopo un’indagine di oltre tre mesi, la guarda di finanza di Terni ha arrestato quattro persone e posto sotto sequestro Villa Maria Luisa, una casa di riposo ubicata in zona Santa Maria Maddalena e che operava in regime di convenzione con la Asl.
Gli arresti I ‘domiciliari’ sono scattati nei confronti del gestore, un 73 enne e di tre donne (un’infermiera, una cuoca e un’operatrice sanitaria) di età comprese fra i 38 e i 60 anni. La struttura ospita circa 20 anziani, mentre le persone che vi lavorano, in totale, sono una quindicina. Il provvedimento è stato emesso dal gip Pierluigi Panariello su richiesta del pm Elisabetta Massini.
Sequestro Altri due operatori sanitari della casa di riposo sono stati colpiti dalla misura cautelare del ‘divieto di avvicinamento ai luoghi abitualmente frequentati dalle persone ricoverate’ e del ‘divieto di comunicare attraverso qualsiasi mezzo con le stesse persone e con i loro stretti congiunti’. La struttura di via dei Pressio Colonnese è stata sottoposta a sequestro preventivo, con l’affidamento della custodia e della gestione all’Ausl Umbria 2.
Schiaffi e morsi Una realtà agghiacciante quella accertata dai militari delle fiamme gialle coordinati dal colonnello Amedeo Farruggio. Botte, maltrattamenti, umiliazioni continue per gli anziani della casa di riposo: «alcuni operatori, compresa la cuoca, percuotevano gli ospiti con schiaffi, strattoni e morsi, procurandogli lesioni. In altri casi – spiegano le fiamme gialle – gli tiravano i capelli o gli gettavano in faccia cuscini, tovaglioli e l’acqua contenuta nelle brocche e nei bicchieri».
‘Supplizio cinese’ «Altre volte – riferiscono dal comando di via Bramante – per insultarli gli facevano il ‘gesto dell’ombrello’ e altri segni osceni, toccandosi le parti intime. Li deridevano minacciandoli di colpirli con scarpe o altri oggetti, infine li lasciavano per ore ‘parcheggiati’ in un angolo, senza alcuna compagnia, per zittirli. In altri casi erano sottoposti ad una sorta di supplizio cinese: ogni minuto una botta in testa, magari leggera, ma ripetuta decine di volte per un’ora, un’ora e mezzo, senza motivo. E non mancava chi, come il gestore della struttura, impartiva l’istruzione di chiudere a chiave nelle loro stanze gli ospiti con particolari problematiche comportamentali».
Femore rotto Alcune delle violazioni contestate sono relative alle più elementari norme sulla sicurezza igienico-sanitaria degli alimenti, sull’igiene e la vigilanza. Dai riscontri (e dallo stesso video diffuso dalla guardia di finanza) è emerso come una malata di Alzheimer, lasciata libera di circolare, sia scivolata sul pavimento appena lavato rompendosi il femore. Una situazione definita dagli inquirenti «delicata sotto ogni punto di vista». Per questo la Procura, insieme alle fiamme gialle, ha deciso di intervenire il prima possibile, per evitare ulteriori – pesanti – maltrattamenti.
Le denunce L’operazione, avviata tre mesi, è proseguita anche grazie alla denuncia di alcune persone che lavorano nella struttura e che non se la sono più sentita di tacere di fronte agli episodi a cui avevano assistito. Un’indagine complessa, che ha richiesto un continuo lavoro di osservazione all’interno della struttura sanitaria, accompagnato da riscontri, pedinamenti e identificazioni di persone.
La Asl Il direttore generale della Asl2, Sandro Fratini, ha immediatamente preso in mano la situazione: «Il giudice – spiega – ha disposto che fossimo noi a gestire questa fase e il nostro personale è già sul posto, per le verifiche tecniche, logistiche e organizzative». Verrà «immediatamente nominato un responsabile del settore medico ed uno del settore paramedico – dice Fratini – che con l’ausilio del personale non interessato dai provvedimenti della magistratura, provvederà a far sì che il servizio prosegua».
La Regione L’assessore regionale alla sanità, Franco Tomassoni, esprimendo «apprezzamento per il lavoro svolto dalla guardia di finanza», auspica che «la magistratura faccia pienamente luce sulla vicenda a tutela delle persone coinvolte e di tutta la comunità umbra»; rinnovando «la ferma volontà della Regione di intensificare sempre di più l’attività di vigilanza e controllo delle strutture convenzionate», tanto più che «proprio in questa direzione va il protocollo d’intesa, già operativo e in corso di aggiornamento, tra Regione e Comando regionale della guardia di finanza, e quello sottoscritto di recente con il Comando carabinieri per la tutela della salute».
L’avvocato Fra le quattro persone costrette agli arresti domiciliari figura anche colui che di fatto gestisce la struttura di Villa Maria Luisa. A parlare per lui è l’avvocato Massimo Proietti che ne cura la difesa insieme all’avvocato Maria Grazia Biscossi: «il mio assistito – afferma il legale – è del tutto estraneo ai comportamenti oggetto di indagine che riguardano solo una piccola parte del personale, facente capo alla cooperativa a cui è stata demandata la gestione dei servizi in appalto. Per questo siamo pronti a chiarire ogni aspetto della vicenda». L’avvocato Proietti parla di una presenza del gestore «marginale rispetto alla quotidianità della casa di riposo, fatta di qualche visita occasionale e poco altro. Lo conferma il fatto – prosegue – che il legale rappresentante della struttura non risulta indagato. In ogni caso chiederemo immediatamente il dissequestro della struttura al fine di riprenderne la corretta gestione».

io sono un anziano non ho nessuno sentendo queste cose orrende mi viene da pensare di farla finita che schifo la vita . gente che non ha rispetto per gli anziani non ha rispetto nemmeno per loro stessi.. non sanno che anche loro diventeranno vecchi