di Fabio Toni
Un anno di indagini e 33 arresti, 19 dei quali scattati nella notte fra martedì e mercoledì a Terni, Lecce e Siena. Questo il bilancio dell’operazione ‘Daku’ messa a segno dalla squadra mobile della questura di Terni con il coordinamento della direzione centrale dei servizi antidroga. L’operazione ha portato allo smantellamento di un imponente traffico di stupefacenti fra l’Italia e l’Albania, a cui faceva seguito anche una fiorente attività di spaccio nella città Terni. Qui i pusher erano in grado di piazzare droga per un valore di oltre 40 mila euro al giorno, in particolare negli ambienti della ‘movida’ cittadina. I dettagli dell’operazione sono stati illustrati dal dirigente della squadra mobile di Terni Francesco Petitti e dagli ispettori Ruggero Isernia e Piero Lupi.
La storia Le indagini di ‘Daku’ prendono il via il 6 maggio del 2011 con l’arresto di un piccolo imprenditore di Terni, trovato in possesso di mezz’etto di cocaina nei pressi della stazione ferroviaria. In poco tempo gli agenti riescono a risalire al pusher, un giovane originario di Napoli (A.M. le sue iniziali), ex operaio Ast e molto noto in città. Era lui, soprannominato ‘Ciccino’, ad occuparsi dello spaccio della cocaina, in particolare fra coloro che nei fine settimana affollano le vie del centro tra pub, bar e locali vari. Tra i clienti di A.M. sono stati identificati studenti, imprenditori, ristoratori e liberi professionisti. Il giovane risultava ben inserito in questo contesto sociale grazie anche alla frequentazione di una nota palestra cittadina che gli aveva consentito di allacciare importanti contatti con la cosiddetta ‘Terni bene’.
TUTTE LE IMMAGINI DELLO SPACCIO E DELLA DROGA
Il cerchio si allarga I risultati delle prime indagini hanno permesso di accertare un saldo rapporto fra A.M. e quello che veniva identificato come il suo fornitore di stupefacente: il cittadino albanese M.R., noto con il nomignolo ‘Daku’, sostantivo che indica nel gergo degli indagati la figura del ‘capo’. Le successive attività tecniche hanno portato gli investigatori ad allargare la schiera dei personaggi coinvolti nell’attività di spaccio, monitorando costantemente gli spostamenti di ‘Daku’, del fratello M.B., di un’altra decina di cittadini albanesi e di tutti coloro che avevano rapporti con loro. Attività che, nel tempo, hanno permesso agli agenti della sezione antidroga di sequestrare ingenti quantitativi di stupefacente in diverse operazioni. Come quella condotta nel febbraio di quest’anno fra Narni e la Puglia.
Droga proveniente dall’Albania Nel corso delle indagini, gli agenti della squadra mobile ternana hanno accertato come la droga provenisse direttamente dall’Albania e più esattamente dalla zona di Lazarat, nel distretto di Gjrokaster. Da qui veniva trasportata in Italia attraverso la frontiera di Bari, nascosta all’interno di gomme di Tir o su grossi gommoni che sbarcavano lo stupefacente sulle coste pugliesi. Una volta arrivata a Bari, tramite conoscenze con la malavita locale, la droga veniva portata ad Acquaviva delle Fonti dove veniva lavorata e smistata sui vari mercati nazionali (Narni, Roma, Firenze, Pesaro ) ed europei (Inghilterra e Olanda).
Grazie alle indicazioni fornite alla polizia albanese, nel luglio di quest’anno gli agenti italiani hanno arrestato a Lazarat (Albania) ben 5 trafficanti, sequestrando oltre 5 mila piante di marijuana. Il gruppo criminale era solito trasportare dall’Albania al nord dell’Italia quantitativi che si aggiravano tra i 150 ed i 350 chilogrammi di marijuana per ogni singolo viaggio.
Incastrati dai microfoni Il gruppo criminale, con base a Terni, era solito incontrarsi nei pressi di alcune panchine poste dietro un’edicola di giornali in viale Turati. Uno spazio appartato, lontano dalla strada e difficilmente controllabile. Difficoltà superate dagli agenti con l’installazione di alcuni microfoni e telecamere su un albero poco distante dall’area degli incontri. Un’intuizione valida, che ha prodotto informazioni preziose sulle persone e il loro ruolo in relazione al quadro criminale. Al termine delle indagini, durate quasi un anno e rese difficili dalla scaltrezza dei personaggi coinvolti, le prove raccolte hanno portato il sostituto procuratore Elisabetta Massini ad inoltrare 19 richieste di custodia cautelare al gip competente, Pierluigi Panariello. Nel corso dell’operazione la polizia ha sequestrato anche quattro armi e oltre 27 mila euro in contanti, trovati presso l’abitazione di uno degli arrestati.
Plauso dal questore Il plauso per la brillante operazione giunge direttamente dal questore di Terni, Luigi Vita: «l’azione di contrasto è prioritaria per la questura e l’operazione di oggi è significativa sotto molti punti di vista. Il merito va dato agli agenti che si sono sacrificati e che hanno condotto un lavoro certosino che ha prodotto frutti eccellenti».

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