Il terrazzo dell'abitazione di Nocera dove è avvenuto il fatto (Foto F.Troccoli)

di Ivano Porfiri

Va in carcere Hasan Varoshi, il 25enne albanese, indagato per i fatti avvenuti lunedì pomeriggio nella casa di via Montecchio a Nocera Umbra. Il gip venerdì ha deciso di non convalidare il fermo non ravvisando pericolo di fuga, ma ha disposto la custodia cautelare. Ma lui si difende: «Era lei a perseguitarmi e io l’ho salvata dalle fiamme, altro che darle fuoco». È una versione totalmente ribaltata rispetto all’accusa di tentato omicidio, cospargendo di benzina e dando fuoco alla sua ex, Alessandra P. di 40 anni, tuttora ricoverata al Centro grandi ustionati Villa Scassi di Genova.

ESCLUSIVO: PARLA IL TESTIMONE. VIDEO

Udienza di convalida Giovedì in ospedale c’era stata l’udienza di convalida del fermo, disposto martedì dal sostituto procuratore di Spoleto, Michela Petrini. Varoshi ha parlato per oltre tre ore davanti al gip Federica Fortunati, al termine delle quali il pm ha chiesto di convalidare il fermo e la custodia cautelare in carcere ravvedendo i pericoli di fuga, reiterazione del reato e inquinamento delle prove. Dal canto suo, l’avvocato Minelli si è opposto a entrambe le richieste facendo leva sull’inattendibilità delle dichiarazioni che la vittima ha fatto ai soccorritori (cioè che fosse stato lui a darle fuoco) «in quanto non riscontrate dai fatti».

SUL LUOGO DEL DRAMMA: FOTOGALLERY

La versione di Varoshi Al gip, il 25enne ha ricostruito – dal suo punto di vista – quanto avvenuto lunedì a partire dal motivo della sua “visita” a casa della 40enne. «Non è affatto vero che lui è andato a farle del male – spiega l’avvocato Minelli – anzi, è stata lei a provocarlo inviando sul telefono della attuale compagna del mio assistito il video di un rapporto sessuale consumato quando stavano ancora insieme». A dire di Varoshi, infatti, sarebbe Alessandra a non farsi una ragione di essere stata lasciata, tanto da «stalkerare» il suo ex. Il 25enne dunque, riferisce il legale, sarebbe andato con l’intento di «romperle il telefonino».

Irruzione e l’incendio Secondo colui che è accusato di tentato omicidio, non è vero che lei stesse riposando e lui ha sfondato la porta per entrare. «Quando è entrato – prosegue l’avvocato che lo assiste – lei stava facendo pulizie con dell’alcol puro, di cui aveva una bottiglia da due litri. Nella colluttazione nata per strapparle il telefonino, questo contenitore è caduto e lui istintivamente gli ha dato un calcio facendolo finire contro la stufa a pellet. Da qui la vampata con il botto e l’incendio». A venire investita dalle fiamme, secondo questo racconto, è stata Alessandra, che era più vicina alla stufa. «Hasan sostiene che la ha presa in braccio per portarla via dalle fiamme e al gip ha riferito che lei un giorno dovrà ringraziarlo se è ancora viva».

Il vetro e il sangue Da dove viene il sangue sparso sul terrazzino e che – come racconta un testimone – Alessandra aveva sulle mani e addosso? «Il mio assistito – dice l’avvocato – ha detto di aver dovuto rompere il vetro della porta-finestra per poter uscire sul terrazzino. È lì poi che è arrivato il vicino con la scala, da cui ha fatto scendere prima Alessandra perché fosse soccorsa».

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