Ha ammesso di essere stato presente ma ha negato di avere partecipato all’aggressione con la katana avvenuta a San Sisto nel maggio 2025, davanti al parcheggio del Conad di via Tommaso Albinoni. Il 28enne tunisino arrestato a Berlino ed estradato in Italia è stato interrogato nel carcere di Perugia dal gip Margherita Amodeo che per lui ha confermato la custodia cautelare in carcere. Contro questa decisione farà ricorso l’avvocato Gloria Volpi nel tentativo di far ottenere al suo cliente una misura meno afflittiva.
Interrogatorio L’indagato era destinatario di un mandato di arresto europeo ed è rientrato in Italia pochi giorni fa in Italia con un volo EasyJet atterrato a Roma Fiumicino, scortato dall’Interpol. Davanti al giudice ha scelto di rispondere alle domande. Fornendo la sua versione dei fatti: ha ammesso di essere presente al memento del fatto mentre i suoi presunti complici «hanno cercato di uccidere Fares».
Versione L’indagato ha sostenuto di aver assunto cocaina quel giorno ma di non avere avuto un ruolo nell’aggressione. Ha aggiunto che la macchina sarebbe stata guidata da un altro uomo e che, dopo avere incontrato la vittima alla guida di un’Alfa Romeo, avrebbe chiesto al conducente di fermarsi: «Io in macchina dicevo a Jebari Haithem ‘fermati, fermati’ e lui non si è fermato». Secondo quanto messo a verbale, il 28enne ha poi riferito di essere fuggito prima dell’aggressione con le armi: «Alla fine Fares viene investito e io sono scappato e ho chiamato l’ambulanza. Quando Fares è stato colpito a terra con le armi, io mi ero già allontanato». Ha infine detto di avere saputo dell’accoltellamento, il giorno dopo, da altri uomini che erano in macchina con lui: «Mi hanno detto che loro l’avevano accoltellato».
Accusa La ricostruzione della Procura di Perugia è diversa. Secondo gli atti firmati dal pm Annamaria Greco, il 28enne, in concorso con altri due uomini, avrebbe compiuto «atti diretti in modo non equivoco a cagionare la morte» del connazionale. L’aggressione sarebbe avvenuta dopo un inseguimento fino al parcheggio del supermercato Conad di via Tommaso Albinoni. La persona offesa – secondo l’accusa – sarebbe stata investita con l’auto e poi colpita con armi da taglio di grandi dimensioni in varie parti del corpo. Negli atti vengono descritte ferite alla testa, alla mano sinistra, alle gambe e l’amputazione di un dito. Lesioni che – per la Procura – furono inferte vicino a strutture vitali e avrebbero potuto provocare la morte.
Misura Al termine dell’interrogatorio l’avvocato Volpi ha chiesto la revoca della misura cautelare, sostenendo l’assenza delle esigenze cautelari per il comportamento collaborativo dell’indagato e per l’insussistenza del pericolo di reiterazione e fuga. La Procura ha espresso parere contrario. Il gip ha rigettato l’istanza, ritenendo ancora attuali le esigenze cautelari. Nel provvedimento si richiama anche il pericolo di fuga, collegato all’arresto eseguito in Germania dopo il mandato di arresto europeo.
