Sangue a terra dopo un'aggressione (foto archivio ©Fabrizio Troccoli)

Arrestato in Germania, a Berlino, e subito estradato in Italia, scortato dall’Interpol, Sabri Frchichi, tunisino di 28 anni ritenuto responsabile del tentato omicidio di un connazionale a San Sisto: in quella circostanza lo straniero venne investito con l’auto davanti al parcheggio del supermercato Conad in via Tommaso Albinoni e poi aggredito con una katana. Questa mattina il tunisino, difeso da Gloria Volpi, già destinatario di un mandato di arresto europeo, rientrato in Italia con un volo EasyJet atterrato a Roma Fiumicino, è stato interrogato in carcere. 

Gli atti dell’accusa Secondo la ricostruzione della Procura della Repubblica Frchichi, in concorso con Jebari Haithem e Rahem Aymen, «compiva atti diretti in modo non equivoco a cagionare la morte di Fares Majri». In particolare – si legge negli atti del pm Annamaria Greco – «dopo aver inseguito a bordo di una Fiat Punto, Fares e fratello, fino al parcheggio antistante al supermercato Conad in via Tommaso Albinoni, una volta che Majri scendeva armato dall’Alfa Romeo Mito, a bordo della quale si trovavano, e cadeva a terra dopo essere stato investito, lo colpivano violentemente con armi da taglio di grandi dimensioni in varie parti del corpo, cagionandogli una ‘ferita da taglio in regione frontale del capo che si estende fino alle ossa craniche; un’ampia lesione da taglio in regione dorsale della mano sinistra con lesioni ossee a livello dei metacarpi, con sezione completa dei tendini estensori del II-III-IV e V raggio con lesione delle fibre nervose; amputazione del V dito a livello della falange prossimale e lesione da sguantamento del IV dito fino a livello della falange prossimale a sinistra; lesione profonda perimalleolare distale a destra con concomitante lesione muscolare; due ferite da arma da punta profonde di cui una a livello posteriore della coscia sinistra ed una in regione mediale di coscia sinistra’».

Il pm: «Poteva morire» Lesioni – secondo la Procura – «inferte in prossimità di strutture vitali che, qualora attinte, avrebbero comportato la morte della persona aggredita». È convinzione del pm che «l’evento non si è verificato per cause indipendenti dalla loro volontà, atteso che gli stessi erano costretti a desistere dall’azione violenta per le urla e l’invito a fermarsi di comuni cittadini che assistevano ai fatti e che chiedevano immediatamente l’intervento delle forze dell’ordine».

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