«Può un sindaco e presidente della Provincia, che dovrebbe dare il buon esempio, esprimersi in quel modo? Le sue, nei miei confronti, offese reiterate. La questione è di principio. Non di soldi. Quelli andranno in beneficenza, ma 3 mila sono pochi». Così l’imprenditore ternano Amerigo Marzi ha declinato l’offerta economica portata in aula dalla difesa di Stefano Bandecchi per una soluzione bonaria della controversia per diffamazione. Allo stesso modo, la giudice Elisa Fornaro non ha ritenuto congrua la proposta. L’avvocato di parte civile Dino Parroni, facendo riferimento al ruolo istituzionale dell’imputato, nonché alla situazione patrimoniale più volte vantata dallo stesso, ha dichiarato che una somma adeguata, per non aprire eventualmente il dibattimento, poteva essere non inferiore a 20 mila euro, tanto più tenuto conto delle intenzioni della persona offesa di devolvere qualunque cifra per iniziative benefiche. Il Tribunale, rinviando a novembre la questione, ha indicato congrua una cifra non inferiore ai 10 mila euro, per tre ragioni: la gravità delle parole scritte, il ruolo istituzionale dell’imputato e la lunga permanenza del post. A seguito della scorsa udienza, infatti, Bandecchi ha finalmente rimosso il post, ma rimasto online per circa un anno e mezzo.

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