Sonia Marra

A vent’anni dalla scomparsa di Sonia Marra la famiglia della studentessa salentina chiede alla Procura di Perugia di riaprire le indagini. La 25enne di Specchia (Lecce) scomparve il 16 novembre 2006 dall’abitazione dove viveva a Perugia, città nella quale studiava per diventare tecnico di laboratorio biomedico. Il suo corpo non è mai stato ritrovato. L’unico imputato per la sua morte è stato assolto in primo e secondo grado e poi definitivamente dalla Cassazione.

L’appello A rilanciare la richiesta è il fratello Piero, attraverso un appello affidato oggi all’edizione umbra del quotidiano La Nazione. La famiglia ritiene che le nuove tecniche scientifiche possano consentire accertamenti che vent’anni fa non erano disponibili e contribuire a chiarire che cosa sia accaduto alla giovane.

La relazione Piero Marra spiega di avere elaborato personalmente una relazione, sulla base delle proprie conoscenze, che l’avvocato Alessandro Vesi dovrebbe depositare formalmente alla Procura di Perugia. «Studiando le carte delle indagini sulla morte di Sonia – afferma il fratello – mi sono fatto l’idea che sono stati presi in considerazione troppi pochi elementi». Secondo la famiglia alcuni degli elementi già esaminati potrebbero inoltre essere sottoposti a nuovi accertamenti alla luce degli sviluppi della scienza.

Le indagini La Procura aveva ipotizzato un omicidio seguito dall’occultamento del cadavere. Gli accertamenti avevano interessato anche ambienti vicini al mondo ecclesiastico perugino. Il presunto responsabile indicato dagli inquirenti aveva sempre respinto ogni accusa, fino all’assoluzione definitiva pronunciata dalla Cassazione.

Il corpo mai trovato Per la famiglia Marra resta però irrisolto il principale interrogativo sulla vicenda: che fine abbia fatto Sonia. Da qui il nuovo appello rivolto anche a chi possa avere informazioni. «Chi sa, si faccia avanti. Dopo tutto questo tempo, è arrivato il momento di rompere questo muro di silenzio», sottolinea Piero Marra.

La richiesta «Vorremmo solo verità e giustizia, una tomba dove piangere Sonia», conclude il fratello, spiegando che la famiglia vive da vent’anni in una condizione di dolore senza una risposta definitiva sulla sorte della giovane.