di M. Troc. e Iv.Por
I carabinieri hanno eseguito, nella provincia di Perugia e in altre località del territorio nazionale 62 misure cautelari (46 persone arrestate, sette ai domiciliari e le altre sottoposte a obbligo di dimora), emesse su richiesta della procura distrettuale antimafia di Perugia, per associazione di tipo mafioso, estorsione, usura, danneggiamento, bancarotta fraudolenta, truffa, trasferimento fraudolento di valori, con l’aggravante delle finalità mafiose, nonché per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e sfruttamento della prostituzione. Sequestrati beni per 30 milioni.
LA MAPPA INTERATTIVA: I LUOGHI CHIAVE DELL’INCHIESTA
GLI ARRESTATI: FOTOGALLERY – VIDEO
Sodalizio ‘ndranghetista Al centro delle indagini del Ros un sodalizio ‘ndranghetista’ radicato in Umbria, con diffuse infiltrazioni nel tessuto economico locale e saldi collegamenti con le cosche calabresi di origine. Documentate le modalità tipicamente mafiose di acquisizione e condizionamento di attività imprenditoriali, in particolare nel settore edile, anche mediante incendi ed intimidazioni con finalità estorsive. Contestualmente e’ in corso di esecuzione un provvedimento di sequestro di beni mobili ed immobili, riconducibili agli indagati e ritenuti provento delle attività delittuose, del valore di oltre 30 milioni di euro.
Chi sono In manette sono finiti Ceravolo Cataldo, De Dio Cataldo, Campiso Mario, Campiso Cataldino, Facente Salvatore, Lombardo Antonio, Orlando Luigi, Cataldi Rocco Vincenzo, Cataldi Giovanni, Maese Angelo, Paletta Natalino, Liotti Michele, Cavallo Gennaro, Martino Vincenzo, Manfredi Francesco, Blefari Nicodemo, Pellegrino Francesco, Disha Indrit, Stafa Arber, Daci Flakton, Ruci Florenc, Pellegrino Antonio, Fioretti Christian, Caputo Saverio, Iuele Cataldo, Scilanga Saverio, Mici Ardit, Manica Francesco, Pariota Immacolata, Dedej Toni, Verducci Simone, Ferrazzo Salvatore, Ferrazzo Mario, Calabretta Nicodemo, Resuli Lulzim, Ichim Adelusa, Papaianni Salvatore. Agli arresti domiciliari invece Gentile Giuseppe, Gennari Letizia, Crugliano Gennaro, Crugliano Daniele, Brunetti Vincenzo. Obbligo di dimora per Murgi Natale,Blefari Silvia, Ferrazzo Giuseppe, Pignola Teresa, Marino Luigi, Saullo Carmine e Piergiovanni Andrea.
VIDEO – LA CONFERENZA STAMPA CON I DETTAGLI DELL’OPERAZIONE
‘Quarto passo’ L’operazione, che si chiama ‘Quarto Passo’, ha messo in evidenza un’organizzazione ‘ndranghetista collegata alla cosca Farao Marincola di Cirò capeggiata dal pregiudicato Natalino Paletta, attiva nel capoluogo umbro dal 2008. Le 61 misure cautelari sono stati eseguite nelle province di Perugia, Roma, Crotone, Cosenza, Arezzo, Siena, Ancona, Macerata, Viterbo, Caserta, Bologna e Varese, nonché in Germania. Un territorio, quello umbro, «a torto ancora ritenuto da taluni “isola felice” ed invece in via di progressiva “mafizzazione”» secondo quanto scrive il gip di Perugia Alberto Avenoso nell’ordinanza. «L’associazione di tipo ‘ndranghetista stanziatasi in Perugia – spiega il giudice – non può, semplicisticamente essere definita come un’articolazione periferica della struttura criminale calabrese sorta e radicata nel territorio d’origine, ma si configura invece come un’autonoma associazione composta da soggetti residenti in Umbria da oltre un decennio, i quali, pur avvalendosi dei metodi tipici delle associazioni di tipo mafioso e chiaramente conservando gli originari rapporti di parentela e contiguità con soggetti operanti nella regione di provenienza, operano autonomamente ed in via esclusiva in Umbria, conservando sempre un “basso profilo” criminale, al fine di non attirare sull’organizzazione l’attenzione delle forze dell’ordine».
VIDEO, INTERCETTAZIONI: «LO AMMAZZIAMO DAVANTI AL BAR»
Metodi mafiosi Il sodalizio criminale, che avvalendosi delle condizioni di intimidazione e assoggettamento tipiche delle associazioni di tipo mafioso, si era radicato nella provincia perugina consolidando progressivamente la propria influenza sul territorio ed infiltrando il tessuto economico, anche mediante una diffusa attività estorsiva ed usuraria nei confronti di imprenditori locali. In particolare, riferiscono gli inquirenti, è stato accertato come alcuni di essi siano stati costretti a emettere false fatture per dissimulare gli illeciti pagamenti, nonché a cedere le proprie imprese agli indagati o a loro prestanome. In altri casi, pur rimanendo formalmente intestatari, le vittime venivano sostituite nella gestione da esponenti del gruppo criminale che, dopo aver privato l’azienda delle sue linee di credito, ne provocavano la bancarotta fraudolenta.
VIDEO, INTERCETTAZIONI: «NON PRENDERE QUEL NEGOZIO»
Truffe, furti e droga Il gruppo era dedito anche a truffe, furti e traffico di droga e truffe accertate erano – spiegano gli inquirenti – in danno di fornitori di materiali edili, che venivano rivenduti a ricettatori calabresi titolari di imprese che li reimpiegavano nelle costruzioni di edifici e fabbricati in Umbria, Toscana e Calabria. Un’altra componente del sodalizio, facente capo all’affiliato Francesco Pellegrino era dedita alla commissione di numerosi furti di materiale edile e macchine operatrici nelle Marche, in seguito rivendute sul mercato legale o cedute a ditte calabresi di riferimento. Accertato inoltre il coinvolgimento della cosca nei traffici di cocaina reperita in Calabria o mediante un gruppo criminale collegato, composto da soggetti albanesi.
VIDEO: INTERVISTA AL PROCURATORE NAZIONALE ANTIMAFIA
Riciclaggio I «considerevoli proventi illeciti» del sodalizio criminale sgominato sono stati reimpiegati per acquistare beni immobili e attività commerciali nel settore dell’intrattenimento e del fotovoltaico, anche intestati a prestanome, allo scopo di dissimulare la reale riconducibilità dei beni alla cosca. Il patrimonio individuato nel corso delle indagini è stato colpito da provvedimenti di sequestro preventivo, finalizzati alla successiva confisca, disposti del Tribunale su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, che riguardano beni immobili, mobili, conti correnti e società nelle disponibilità degli indagati, per un valore complessivo di 30 milioni di euro.
Il procuratore nazionale a Perugia I particolari dell’operazione sono stati illustrati alle 11 nel corso di una conferenza stampa, alla quale ha partecipato il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti e che Umbria24 ha trasmesso in diretta streaming. Il procuratore ha parlato di un’operazione che ha sgominato una «autentica holding criminale. I soggetti provenienti dalla zona di Cirò e Cirò Marina avevano «collegamenti dimostrati con le cosche dei luoghi di origine», ha precisato il procuratore confermando il «principio della sostanziale unitarietà della ‘ndrangheta». «Mi preme sottolineare – ha aggiunto Roberti – che l’intervento è stato estremamente tempestivo perché questo gruppo era in espansione in termini imprenditoriali. Mi ha colpito l’interesse, ad esempio, nel settore del fotovoltaico. Questo – ha sottolineato – è un aspetto molto delicato e noi come procura antimafia siamo molto impegnati per fermare le infiltrazioni delle organizzazioni della criminalità nei settori più avanzati». Roberti ha dunque manifestato il suo «compiacimento sincero» verso il Ros, i carabinieri del comando locale e la direzione distrettuale antimafia. Grazie a interventi come questo – ha concluso – possiamo guardare al futuro con relativo ottimismo».

No scusate ditemi che ho problemi nella lettura ….”Mi preme sottolineare – ha aggiunto Roberti – che l’intervento è stato estremamente tempestivo …..” Tempestivo? sono 10 anni che tutti in Umbria sappiamo dell’arrivo di denaro sporco dell’attività di riciclaggio della presenza sempre + massiccia di malavitosi di origine meridionale che impunemente svolgevano attività criminali e illegali …. ma via non prendiamo troppo in giro i cittadini