di Francesca Marruco

Duemilaquattrocento particelle per milione, 2100 e 1610. Sono queste le quantità di monossido di carbonio contenute nelle bombole dei tre sub di Perugia deceduti il 10 agosto scorso durante un’immersione al largo delle isole Formiche, in provincia di Grosseto. I dati sono stati depositati dal consulente tecnico nominato dalla procura di Grosseto che, a partire da lunedì, ha iniziato l’esame anche sulle altre bombole usate dai sub non deceduti e su tutto il resto della strumentazione sequestrata. I dati attestano senza ombra di dubbio la quantità letale di gas che i tre perugini hanno respirato. Quello sulla quantità di monossido precedentemente emerso, 90 milligrammi mentre il limite è di 40, era relativo alla percentuale di carbossiemoglobina presente nel sangue dei sub deceduti.

IL RACCONTO DEL SOPRAVVISSUTO

Le analisi Il monossido contenuto nelle bombole che li ha uccisi era molto di più. Basti pensare che il livello oltre il quale cominciano i problemi si attesta intorno alle 200 particelle per milione. Invece in quelle bombole c’era monossido per dieci volte tanto. Per la tragedia delle Formiche, la procura di Grosseto ha iscritto nel registro degli indagati per omicidio colposo plurimo il proprietario del diving dove sono state affittate le bombole, Andrea Montrone. Le famiglie dei sub deceduti stanno seguendo tutte le operazioni peritali con i consulenti nominati dai loro legali, ovvero Gianni Spina e Corrado De Fazio.

L’INTERVISTA AL RESPONSABILE DEL DIVING INDAGATO

Il racconto Le vittime si chiamavano Fabio Giaimo, Enrico Cioli e Gianluca Trevani mentre il quarto umbro che era con loro, Marco Barbacci, a Umbria24 nei giorni scorsi ha raccontato che da subito i suoi sospetti si sono concentrati intorno al contenuto delle bombole: «Questi risultati – ha detto – di certo non possono riportarci indietro i nostri amici, ma almeno mettono un punto fermo sul fatto che loro lì sotto non hanno sbagliato nulla». Anche lui il 10 agosto ebbe un malore, anche se lieve: «Per quanto riguarda me – ha spiegato -, tutto veniva inizialmente imputato alla giornata sconvolgente, al fatto che avevo cercato di rianimare Fabio per molto tempo. Ma poi è emerso che anche l’altro sub immerso con me il giorno dopo ha accusato stanchezza per tutto il giorno, facendo fatica anche a fare le scale. E studiandolo successivamente, anche il  problema del collasso è stato esagerato solo per lo sforzo. Inoltre, nelle analisi che mi hanno fatto c’è un valore atipico per una persona non fumatrice come me, un valore che sarebbe invece compatibile con la respirazione di monossido».

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