Trevani, Cioli e Giaimo

di Francesca Marruco

Sono terminate nel tardo pomeriggio di mercoledì le autopsie sui cadaveri dei tre sub di Perugia morti alle Isole Formiche domenica 10 agosto. Secondo quanto emerge al termine degli esami durati oltre sette ore, ancora non è stato possibile individuare la causa certa della morte di Fabio Giaimo, Enrico Cioli e Gianluca Trevani, anche se, in cima alla lista delle possibili, c’è quella legata a un avvelenamento da monossido di carbonio, o di azoto e anidride carbonica.

Nessun infarto Quello che però i medici legali sono stati in grado in stabilire – l’autopsia è stata eseguita dai medici legali Emanuela Turrillazzi e Sara Vita dell’università di Foggia, alla presenza dei consulenti di parte delle famiglie dei deceduti Laura Paglicci Reattelli e Walter Patumi – su nessuno dei tre corpi sarebbero state rilevate patologie che possano giustificare la morte, come l’infarto, né segnali che facciano pensare all’annegamento e neanche sarebbero stati riscontrati segni evidenti di una morte correlata a una risalita troppo veloce, che avrebbe provocato un’ embolia gassosa. L’eventualità di morte per embolia comunque non è del tutto esclusa perché in cadaveri in cui è stata praticata una lunga rianimazione potrebbe non essere così evidente.

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Il possibile dato clinico però, ancorché ipotetico, sarebbe poco compatibile con quello circostanziale della distanza con cui sono riemersi i corpi,  e con quello dei tre distinti episodi in cui Giaimo da una parte in coppia con Fabio Tancetti, e Gian Luca Trevani ed Enrico Cioli dall’altra, si sono sentiti male non insieme. E’ emerso infatti che non solo Giaimo non era con Cioli e Trevani, dunque è impossibile un malore a catena, ma anche Cioli e Trevani non erano insieme. Trevani sarebbe arrivato a circa 18 metri di profondità e poi sarebbe risalito perché si sentiva male. Lo ha visto un’imbarcazione che ha cercato di prestargli soccorso, ma non c’è stato nulla da fare. Cioli è riemerso già morto in un altro punto, e Giaimo in un altro ancora. Se dunque l’embolia gassosa ( che comunque a quella profondità potrebbe non essere letale) dovrebbe essere stata innescata da una risalita troppo veloce, fatta magari in situazione di panico a causa del malore di un sub in difficoltà, come si può configurare con due gruppi separati? E’ per questo che il comune denominatore delle tre morte appare sempre più quello dell’aria ‘sporca’ nelle bombole.

Ne ho rabboccate due Andrea Montrone, il responsabile del diving indagato per omicidio colposo plurimo, proprio con Umbria24 aveva ricostruito il momento in cui ha caricato le bombole: «Le ho caricate io tutte e undici, io ricarico sempre in banchina, con la barca ferma a motore spento. Controllo che vento c’è per non caricarle sottovento. La presa d’aria del compressore la posiziono sempre lontano dal motore a scoppio del compressore, come ho fatto sabato sera. La notte prima dell’immersione. Poi domenica mattina ne ho rabboccate un paio. Non capisco cosa sia successo perchè se fossero state contaminate da qualcosa dovevano esserlo tutte, invece gli altri otto sub che hanno usato le bombole che ho caricato nello stesso momento non hanno avuto alcun malore». E se per quelle rabboccate la mattina in barca non fossero state usate tutte le accortezze adottate la sera prima? Se invece di due fossero state tre? Sarebbe spiegato perché tre sono stati male e gli altri no. Ma è presto per dirlo.

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Istologici fondamentali  E  a questo punto saranno solo gli esami istologici e anche gli esami di laboratorio, come l’esame del sangue a stabilire cosa e come abbia ucciso i tre sub, se, come si pensa, possa essere stato gas nocivo finito nelle bombole. E anzi, questo dato, qualora emergesse, potrebbe avere una doppia conferma: quella che arriva dall’esame autoptico e quella che arriverà invece dalla perizia disposta sulle bombole e i sui compressori con cui sono state caricate che inizierà giovedì mattina a Grosseto. Ci vorrà sicuramente del tempo per stabilire  senza margine di dubbio cosa contenessero, e nel caso di gas nocivo, come ci sia finito dentro.

Funerali Intanto, secondo quanto emerge, i funerali dei tre sub deceduti sono stati fissati per sabato. Quello del medico anestesista verrà celebrato sabato mattina in duomo a Perugia alle 11, mentre quello sui due amici di Bastia Umbra Enrico Cioli e Gian Luca Trevani verrà celebrato sabato pomeriggio alle 16. Il sindaco aveva già preannunciato il lutto cittadino per il giorno dell’ultimo saluto ai due amici sub.

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