di Francesca Marruco
Erano già partite le prime note dell’organo che accompagna l’uscita del feretro dalla chiesa, quando con voce rotta dal pianto, Francesca, la moglie di Fabio Giaimo, ha voluto parlare. Prima di lei lo avevano già fatto il figlio Roberto e altri due amici del medico morto tragicamente domenica 10 agosto alle Isole Formiche insieme ad altri due compagni di immersione Enrico Cioli e Gianluca Trevani. E’ quella che dovrebbe avere più bisogno di essere sostenuta, invece è lei che sostiene gli altri, la grande famiglia di Fabio, quella che con lui condivideva la passione per il mondo sommerso e che sabato mattina è venuta in massa a salutarlo un ultima volta nella cattedrale di Perugia, gremita, come ha detto il cadinal Bassetti, «come il giorno di Pasqua».
La vedova «Non siate solo tristi – dice la compagna di una vita ai tanti amici sub -, fate vivere Fabio nei vostri ricordi, ma non dovete abbattervi. Mettete da parte la grande tristezza che provate per i matrimoni che avete nei prossimi giorni. Dovete celebrare la vita di questi sposi. Fabio lo avrebbe voluto. Io vi auguro di avere una vita felice e piena come quella che abbiamo avuto io e lui. Dei figli stupendi come abbiamo noi». Una donna forte, che al momento della pace, è stata a lungo abbracciata dai tanti sacerdoti che hanno concelebrato i funerali. Accanto a lei, seduti alla sinistra della bara con i resti mortali del medico, con la sua foto e con sopra una casacca verde e oro donatagli in Malawi, la sorella Donata, e il figlio Roberto.
Il figlio E’ stato proprio lui il primo a prendere la parola al termine della celebrazione leggendo un brano di Martin Luther King: «Non avrò denaro da lasciare dietro di me. Non avrò le cose belle e lussuose della vita da lasciare dietro di me. Ma io voglio avere soltanto una vita impegnata da lasciarmi alle spalle. Ed è tutto quel che volevo dire. Se riesco ad aiutare qualcuno mentre passo, se riesco a rallegrare qualcuno con una parola o con un canto, se riesco a mostrare a qualcuno che sta andando nella direzione sbagliata, allora non sarò vissuto invano. Se riesco a fare il mio dovere come dovrebbe un cristiano, se riesco a portare la salvezza a un mondo che è stato plasmato, se riesco a diffondere il messaggio come il Maestro ha insegnato, allora la mia vita non sarà stata invano». E poi la promessa: «Papà ci e mi ha insegnato tanto, cercherò di mettere in pratica i suoi insegnamenti».
Tanti amici A ricordare il doc, come un suo amico lo ha chiamato a lungo nella lettera che ha letto al termine delle esequie, sono stati in molti. Tutti con gli occhi arrossati dal pianto. C’è chi esce per la troppa emozione quando la vedova parla. Tutti a voler salutare Fabio, nessuno che possa seriamente farsi una ragione della sua scomparsa. Neanche il cardinal Bassetti, che all’inizio dell’omelia ha detto:
Il cardinale «Fabio merita la stima e l’affetto che testimoniate con la vostra presenza. E merita la vostra amicizia e le nostre preghiere Ci hai lasciato troppo presto, avevamo tutti bisogno di lui. Ci mancherà il suo sorriso e il sostegno come uomo e come medico. Ci mancherà – ha detto ancora il cardinale – quel suo sapersi fare tutto a tutti. Quanti dolori hai alleviato e come lavoravi per il Malawi, per i bambini e gli anziani dell’Africa, come ti impegnavi nella formazione dei medici e degli infermieri. In una società egoista tu eri un amico sincero che sapeva condividere il dolore degli altri. Eri uno spirito limpido come lo specchio di mare che ti ha tragicamente inghiottito». Il cardinale invita tutti i presenti anche a pregare per Ilaria Abbate, morta dopo un mese di agonia dopo essere stata ferita dall’ex compagno Riccardo Bazzurri, anche lui morto, e per i due compagni di immersione, Enrico e Gianluca, morti insieme a lui.
Come sono morti? Fuori dalla chiesa tanta commozione in attesa di accompagnare Fabio al cimitero. Ma anche tante domande, e tanti dubbi. Gli stessi che tutti quelli che lo conoscevano, ma anche chi è rimasto colpito da questa tragedia per averla saputa in tv, si fanno. Come giustificare la morte di tre persone contemporaneamente, ma in punti diversi durante una stessa immersione? Come è possibile se gli altri otto sub che sono usciti, equipaggiati con le bombole noleggiate nello stesso diving, stanno bene? E’ ormai notorio che la procura considera l’opzione avvelenamento, come in cima alla lista delle possibili cause di morte. E l’avvelenamento può essere accaduto solo in un modo: un qualche gas nocivo deve essere finito nelle bombole. il responsabile del diving Andrea Montrone, indagato per omicidio colposo plurimo, ha raccontato a Umbria24 come e quando ha caricato le bombole, cioè la sera prima a barca spenta. Ma poi ha aggiunto di averne rabboccate un paio la mattina dopo, in barca. E se proprio quel paio, che potrebbero essere tre, avessero incamerato gas nocivi dall’esterno? Al momento sembrerebbe l’unica spiegazione plausibile.
