Si è impiccato alle sbarre della finestra della propria cella, il 26enne originario di Foligno, detenuto nel carcere di Spoleto.
Detenuto 26enne di Foligno si toglie la vita A darne notizia sono le organizzazioni sindacali della polizia penitenziaria che denunciano come le guardie carcerarie siano costantemente sottoposte a uno stress psicologico che non ammette problemi personali: «La polizia penitenziaria spesso affronta situazioni dove, per problemi familiari come l’essere lasciati dal coniuge o la perdita di una persona cara, è costretta a supportare psicologicamente persone detenute che in quei momenti non vedono altra strada che togliersi la vita».
Suicidio in carcere a Spoleto «Stancante parlare tutta la notte con una persona e cercare di fargli vedere una proiezione in futuro della vita, piena di soddisfazione quando la persona detenuta la mattina ci confessa ‘Se non era per lei appuntato non avrei visto quest’alba’. Con questo ragazzo di 26 anni non ci siamo riusciti, sappiamo che le statistiche ci dicono che la casa di reclusione di Spoleto di gran lunga sotto la media per quanto riguarda i suicidi in carcere, ma delle statistiche poco a noi importa, avremmo voluto salvare anche lui».
Il 26enne Per il pluripregiudicato, in custodia cautelare dall’8 maggio scorso per furto aggravato, tossicodipendente seguito dal Sert anche all’interno del carcere, nonostante il tempestivo intervento del personale di polizia penitenziaria e del medico di turno che ha provato a rianimarlo, ma non c’è stato nulla da fare. A quanto risulta non ha lasciato lettere o biglietti e non aveva dato segni di squilibri. Il personale del carcere di Spoleto è riuscito a salvare negli ultimi anni vari detenuti che avevano tentato il suicidio; questa volta non ci sono riusciti, «ma nulla toglie al continuo impegno delle guardie per assicurare l’ordine e sicurezza all’interno dell’istituto ed alla professionalità ineccepibile nell’affrontare i molteplici eventi critici che inevitabilmente avvengono» sono le parole di Fabrizio Bonino, segretario nazionale per l‘Umbria del sindacato autonomo polizia penitenziaria Sappe.
Il sindacato Interviene, da Roma, anche il segretario generale del Sappe, Donato Capece: «Il suicidio di tre detenuti in pochi giorni è semplicemente allarmante. Un detenuto che si toglie la vita in carcere è una sconfitta dello Stato e dell’intera comunità. Il suicidio costituisce solo un aspetto di quella più ampia e complessa crisi di identità che il carcere determina, alterando i rapporti e le relazioni, disgregando le prospettive esistenziali, affievolendo progetti e speranze. La via più netta e radicale per eliminare tutti questi disagi sarebbe quella di un ripensamento complessivo della funzione della pena e, al suo interno, del ruolo del carcere. Questo nuovo drammatico suicidio di un altro detenuto evidenzia come i problemi sociali e umani permangono. Gli istituti penitenziari hanno l’obbligo di preservare la salute e la sicurezza dei detenuti, e l’Italia è certamente all’avanguardia per quanto concerne la normativa finalizzata a prevenire questi gravi eventi critici. Negli ultimi negli ultimi 20 anni le donne e gli uomini della polizia penitenziaria hanno sventato, nelle carceri del Paese, più di 21mila tentati suicidi ed impedito che quasi 168mila atti di autolesionismo potessero avere nefaste conseguenze».
