di Maurizio Troccoli

Aveva escogitato un sistema rocambolesco per i suoi appuntamenti a «luci rosse», dove si auto attribuiva la parte di guardone. E’ quanto apparso questa mattina sul Giornale dell’Umbria, con un articolo a firma di Umberto Maiorca, che racconta il processo a un perugino accusato di violazione di domicilio e porto d’armi. Visto che le luci della strada pubblica ostacolavano la vista degli «spogliarelli» delle donne che entravano o uscivano dalla doccia  e dei momenti di intimità tra coppiette, all’interno delle stanze di un albergo, cosa pensa di fare l’uomo accusato? Provoca il black-out ai lampioni così da togliere ogni ostacolo alla visione. Predisposta la scena si approntava alla perlustrazione, per qualche secondo di piacere, attraverso i vetri di quelle camere. Almeno questi sono i comportamenti contestati dall’accusa all’imputato. Come hanno fatto a scoprirlo? Semplicemente constatando che in corrispondenza del black-out, gli ospiti dell’albergo lamentavano la presenza di ombre alle finestre. Scoperto il trucco, i proprietari dell’albergo chiedono soccorso alla vigilanza che, all’ennesimo segnale, intervengono beccando il guardone con un coltello in mano, prontamente tirato fuori all’arrivo del vigilante, come segno di resistenza.

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