di Francesca Marruco
Chi era Sonia Marra? Sonia era «riservata», «normale», «tranquilla». Sonia Marra «forse si era bloccata con gli esami» dice mamma Lucia che lunedì ha testimoniato davanti alla Corte d’assise di Perugia nel processo che vede Umberto Bindella sul banco degli imputati con le accuse di omicidio volontario e soppressione di cadavere. Sonia Marra parlava molte volte al giorno con la madre e i fratelli che vivevano a Specchia, in Puglia, ma nessuno di loro, di fatto, ha saputo niente di realmente personale sulla giovane studentessa scomparsa da Perugia il 16 novembre 2006. La madre ha riferito di averla sentita sfuggente negli ultimi periodi, ma pensava fosse legato allo studio.
Chi era Sonia Sul banco dei testimoni lunedì hanno sfilato mamma Lucia, papà Donato e i fratelli Giacomo e Piero. Tutti loro hanno detto di non aver mai sentito parlare dalla sorella di Umberto Bindella. D’altro canto, anche sul precedente fidanzato, Michele Iannacone, le informazioni in possesso dei familiari sembrano divergenti, chi sapeva che avevano rotto, chi lo pensava, chi invece, sapeva che continuavano a vedersi. Anche sul fatto che Sonia si fosse bloccata con gli esami i contorni della vicenda sono sfocati: la famiglia ne era a conoscenza ma non aveva mai affrontato direttamente con lei l’argomento. «Forse si era bloccata », dice il fratello Piero, ma «Avevamo fiducia in lei e tanto ci bastava» gli fa eco mamma Lucia.
I presunti problemi economici Stesso ritornello per le presunte difficoltà economiche di Sonia, la ragazza, in un foglietto sequestrato nella casa in cui viveva ed esibito in aula dalla difesa di Bindella aveva scritto di dover tirare avanti solo con 50 euro per un po’ di tempo. E anche l’addetto della Curia a riscuotere le rette dei ragazzi che come lei alloggiavano nel pensionato di Montemorcino ha riferito di problemi economici che la giovane aveva sostenuto di avere. I familiari invece, la madre e il padre soprattutto hanno puntualizzato più volte di aver sempre dato i soldi necessari a Sonia. «Ho anche fatto gli straordinari per non farle mancare nulla» sottolinea il padre con voce emozionata.
Il versamento dopo la scomparsa E nella speranza che Sonia avesse fatto una bravata, «All’inizio si diceva così» dice Donato prima di correggersi dicendo che comunque Sonia «non avrebbe mai potuto fare una cosa del genere», le aveva messo altri soldi sul conto il 20 novembre 2006. Soldi rimasti lì. Soldi fatti arrivare sul conto di Sonia con un bonifico, e non con un versamento contante, sottolinea la difesa di Bindella, come tutte le volte precedenti. Invece dal 16 novembre 2006 di Sonia non si hanno più notizie.
L’ultima telefonata La madre e il fratello Piero ricostruiscono anche l’ultima telefonata che le fecero il pomeriggio di quello stesso giorno: «Sonia- dice la madre – mi chiese subito di parlare con Piero, alla fine la saluto e lei mi dice Mamma chiudi? Con tono dispiaciuto. Ma solo dopo ho ripensato a quel tono. Poi la sera alle nove, il suo telefono non squillava più». I familiari riferiscono di aver provato più volte a chiamarla dopo quella telefonata andata a vuoto, la difesa fa notare che quelle chiamate nei tabulati non ci sono. Il botta e risposta più o meno acceso tra accusa e difesa è continuo. Ogni argomento nella lunga udienza durata quasi otto ore è buono per darsi addosso. E quando l’avvocato Daniela Paccoi, che insieme alla collega Silvia Egidi difende Umberto Bindella chiede ai familiari come era vestita Sonia e il pm Giuseppe Petrazzini dice «lo chieda al suo cliente» la tensione sale alle stelle. Solo la calma del presidente della Corte Aldo Criscuolo riporta la situazione nei ranghi.
Le strane domande a Piero In quell’ultima telefonata, in cui Sonia aveva voluto parlare con Piero, il fratello prediletto, con cui aveva convissuto due anni nel pensionato di Montemorcino a Perugia, Sonia chiede di parametri medici, di analisi. Cose che a pensarci dopo sono compatibili con la pillola anticoncezionale o la pillola del giorno dopo. Ma che sul momento non hanno allarmato nessuno visto che Sonia stava preparando l’esame di microbiologia. E sempre al fratello Piero, in quell’estate, Sonia chiese: «nell’ipotesi che una donna vada con un altro uomo, quello del momento se ne può accorgere?», una domanda a cui Sonia non aggiunse nessuna spiegazione. Un’altra stranezza, come quella del tornare a Perugia per fare un esame il 2 ottobre 2006, un esame mai sostenuto e poi rimanere a Perugia senza che mai vi sia una comunicazione diretta della decisione alla famiglia. In una lettera trovata dopo la scomparsa di Sonia, scriveva che le rimaneva poco tempo a Perugia. Nessuno ha saputo spiegare cosa volesse intendere.
Le tante telefonate prima della scomparsa Così come nessuno dei familiari ha saputo spiegare il perché di 24 contatti telefonici tra una delle utenze di Sonia Marra e la famiglia a Specchia il 15 e il 156 novembre 2006. 24 tra telefonate e sms sono troppi. La mamma ha parlato di 3 chiamate al giorno e di non essere in grado di mandare messaggi di testo. Allora chi è stato? E soprattutto perché tante comunicazioni? La difesa sul punto incalza. Ma non ottiene risposta. Paccoi ed Egidi comunque non si perdono d’animo e dal cilindro delle piste alternative inizialmente battute dagli inquirenti che indagavano sulla scomparsa di Sonia Marra, tirano fuori l’aggressione e le molestie che una volta la giovane avrebbe subito nel pensionato di Montemorcino in cui si scopre essere stata l’unica ragazza a risiedere in quel periodo. Gli avvocati dicono che ne sarebbe a conoscenza Michele Iannacone, l’ex fidanzato della ragazza, forse una delle poche persone insieme alla sorella Anna, che lunedì ha dato forfait, a conoscere bene la giovane Sonia.
I nomi in rubrica e quel Giovanni Che per la difesa Bindella usava quattro diverse schede telefoniche. Nelle cui rubriche ci sono nomi di persone che non risultano essere ex compagni di corso o di scuola, e che la famiglia non ha mai sentito nominare. Come non ha mai sentito nominare e non sa chi sia quel Giovanni che l’avvocato Paccoi ad un certo punto nomina a Donato Marra. «Ricorda di un tale Giovanni che venne a parlarvi a casa di persona perché non poteva dire al telefono quello che sapeva delle indagini?». Donato perde la pazienza, «Non mi posso ricordare tutti gli appunti, cosa posso dire con tutte queste domande?»
Bindella arriva nelle parole dell’amica Tutte queste domande per cui la difesa di Bindella a tratti viene anche ripresa dal presidente, inutile chiedere le stesse cose già chieste dall’accusa. Tante domande per cui l’avvocato di parte civile Alessandro Vesi che rappresenta la famiglia Marra ad un certo punto si altera: « Hanno perso una famiglia, invece li trattate come se fossero imputati». Invece l’imputato, viene indicato come l’ultimo uomo con cui Sonia ebbe una relazione. A farlo è Valeria Mosca, un’amica di Sonia che testimonia di come Sonia all’inizio di ottobre 2006 le avesse detto di frequentare un ragazzo nuovo«di nome Umberto. Conosciuto dove lavoro». E dello stesso, ragazzo, senza però farne nuovamente il nome, Sonia le avrebbe parlato in un messaggio del 25 ottobre. « Lo abbiamo fatto ed è stato bellissimo» questo parte del testo che Valeria ha riferito in aula.
L’esame falsificato Per la ragazza e per l’accusa si parlava di Bindella e del fatto che avessero fatto sesso. Sempre secondo l’accusa, Sonia per amore di Bindella avrebbe anche falsificato un esame alla scuola di teologia. Ma il docente titolare dell’insegnamento sentito in aula ha detto di non aver mai bocciato nessuno. Perché falsificare un verbale dunque? Questa come moltissime altre domande rimangono senza risposta, in un giallo dai contorni molto nebulosi. Nella prossima udienza verrà forse ascoltata la sorella di Sonia, Anna Marra. Che della ricerca della sorella ha fatto la sua ragione di vita.

