Gli uomini del Nas ( foto archivio Troccoli)

di Maurizio Troccoli,  Ivano Porfiri e Francesca Marruco

Ci sono anche tre medici umbri, nell’ambito di una maxi inchiesta dei Nas che coinvolge 15 regioni italiane e 67 professionisti accusati di aver percepito soldi e regali in cambio di prescrizioni farmaceutiche. In particolare, i tre specialisti umbri sono due uomini e una donna. La donna è una endocrinologa originaria di Orvieto che esercita la sua professione fuori dall’Umbria.  I due uomini invece sono un pediatra e un endocrinologo, il primo fa parte di un dipartimento nel perugino e non lavora in alcun ospedale, mentre l’endocrinologo è già in pensione.

Perquisizioni e sequestri in Umbria I carabinieri del Nas sono andati a bussare anche nelle loro abitazioni mercoledì mattina, e, secondo quanto appreso avrebbero trovato del materiale cartaceo interessante per l’indagine. I militari hanno dunque sequestrato molti documenti  che verranno vagliati dai Nas di Bologna, titolari dell’indagine.

Una nota azienda farmaceutica, la Sandoz, che, secondo la ricostruzione accusatoria avrebbe elargito regalie e denaro a medici, primari e operatori sanitari, attraverso una rete di informatori scientifici, in cambio di maggiori prescrizioni dei medicinali da questa prodotti. Durante la notte e fino al mattino sono state eseguite le perquisizioni. In Umbria risultano indagati 3 medici, uno residente nella provincia di Terni e precisamente nell’orvietano e altri due a Perugia.

Nell’operazione di dimensione nazionale sono stati impiegati 300 carabinieri del Nas e dei comandi provinciali di 15 regioni che hanno dato vita a 77 perquisizioni a carico di 67 indagati, tra cui i tre umbri. L’indagine è stata condotta dal Nas di Bologna e coordinata dalle procure della Repubblica di Rimini e Busto Arsizio (Va). Dalle prime indiscrezioni emerge che è stata messa in piedi una collaudata e vasta organizzazione d’informatori scientifici di una nota azienda farmaceutica che, per incrementare le vendite di alcune tipologie di farmaci, dava o prometteva somme di denaro, viaggi all’estero, oggetti di valore e altro a medici di strutture ospedaliere pubbliche e private per oltre mezzo milione di euro.

I dettagli I reati ipotizzati nell’ambito dell’operazione (denominata ‘Do ut des’) vanno dall’associazione a delinquere alla corruzione, dall’istigazione alla corruzione, dalla truffa in danno del servizio sanitario nazionale al comparaggio. Secondo gli investigatori, gli informatori scientifici di “una nota azienda farmaceutica” sollecitavano i medici indagati (specialisti in nefrologia, endocrinologia e pediatria) ad aumentare le prescrizioni di alcune specialità con l’inserimento in terapia di nuovi pazienti: in alcune circostanze, i medici non esitavano a chiedere somme superiori e dirigenti dell’industria si premuravano di incontrarli personalmente.

Le perquisizioni, alcune delle quali ancora in corso, hanno riguardato le province di Ancona, Ascoli, Bari, Brescia, Cagliari, Caserta, Chieti, Ferrara, Firenze, Frosinone, Genova, Lucca, Mantova, Messina, Milano, Napoli, Padova, Palermo, Pavia, Perugia, Pescara, Roma, Terni, Torino, Trento, Trieste, Verona e Viterbo: i militari hanno passato al setaccio abitazioni private e ambulatori (ma le rispettive aziende ospedaliere non risultano coinvolte) alla ricerca di ulteriori indizi da aggiungere ad un quadro probatorio definito già «molto consistente».

Le dichiarazioni del Nas «Non è la prima e, temo, non sarà l’ultima indagine di questo tipo – ha ammesso nel corso di una conferenza stampa il colonnello Antonio Diomeda, vicecomandante dei Nas – ma lo scenario che ne emerge stavolta è particolarmente allarmante. E’ un rapporto delittuoso e perverso quello che si era stabilito tra gli informatori scientifici e i medici, teso a favorire il consumo di alcuni farmaci biosimilari in cambio di somme di denaro (poi fatte passare per compensi di consulenze e studi, elargizioni ad associazioni onlus, rimborsi spese di congressi e convention), di viaggi in Italia e all’estero per i medici e i loro familiari e di oggetti quali gioielli e personal computer».

Ormoni a minorenni «Le indagini – ha ricordato il capitano Sabato Simonetti, comandante dei Nas di Bologna – si ricollegano a quelle di ‘Anabolandia’ che, nel giugno del 2011, sempre a Bologna, portarono all’individuazione di un medico che prescriveva farmaci dopanti ad atleti per lo più minorenni: in questo senso, gli ormoni della crescita prescritti da nefrologi, endocrinologi e pediatri sono il vero elemento di incrocio tra le due operazioni. E oggi come allora, i pazienti sono considerati non come persone da curare ma come oggetto di scambio, fulcro del sistema illecito».

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