di Enzo Beretta
Il gup di Perugia, Carla Giangamboni, ha rinviato a giudizio con l’accusa di sequestro di persona il questore di Palermo, Renato Cortese, e il questore di Rimini, Maurizio Improta, coinvolti nell’indagine sul presunto rapimento di Alma Shalabayeva, la moglie del dissidente kazako Muktar Ablyazov rimpatriata nel suo Paese nel 2013. Per loro il processo inizierà il 24 settembre 2019. Insieme all’ex capo della squadra mobile romana e all’allora dirigente dell’ufficio immigrazione affronteranno il processo quattro poliziotti – Luca Armeni, Francesco Stampacchia (all’epoca alla Mobile capitolina, rispettivamente come dirigente della sezione criminalità organizzata e commissario capo), Vincenzo Tramma e Stefano Leoni (assistenti dell’ufficio immigrazione) – e il giudice di pace Stefania Lavore che si occupò del caso. Il fascicolo è stato trasmesso a Perugia proprio a causa del coinvolgimento del magistrato capitolino. Le accuse constestate agli imputati dal procuratore Luigi De Ficchy e dal pm Massimo Casucci riguardano a vario titolo anche ipotesi di falso e abuso d’ufficio.
PM PERUGIA: ‘FALSI APPUNTI AL CAPO DELLA POLIZIA’
Quattro proscioglimenti Non luogo a procedere, invece, per i tre diplomatici del Kazakistan coperti da immunità diplomatica, e proscioglimento per l’assistente di polizia Laura Scipioni in quanto «il fatto non costituisce reato». «Ora ci aspettiamo di sapere dal processo se e chi ha dato gli ordini – ha dichiarato ai giornalisti l’avvocato Astolfo Di Amato -. Oggi siamo tristi perché veder rinviati a giudizio alcuni servitori dello Stato non è mai motivo di soddisfazione». Attraverso il suo legale, Alma Shalabayeva ha dichiarato: «Quelle lì furono ore davvero terribili». Shalabayeva non ha assistito alla lettura del dispositivo ma nel corso dell’udienza preliminare è stata comunque sentita con la formula dell’incidente probatorio (la sua ricostruzione avrà quindi valore di prova nel processo) sostenendo che la sua fu una «illegittima deportazione» nonostante avesse chiesto «più volte» asilo politico. L’avvocato Gaetano Scalise, che difende i diplomatici kazaki, ha spiegato: «Da parte dell’ambasciata non c’è stata alcuna ingerenza, la tesi della procura è stata smentita e non è stato adottato il principio della sentenza sul rapimento di Abu Omar». Nessun commento, invece, da parte di Improta.
