L’operazione ‘S.m.g.o’ (‘Show must go on’) della squadra Mobile della questura di Perugia, eseguita nell’ottobre 2014, nonostante siano trascorsi diversi mesi continua a produrre risultati.  Grazie alla collaborazione tra la polizia di Perugia e quella della frontiera Aerea di Roma – Fiumicino, è stato individuato e assicurato alla giustizia, uno degli esponenti della fazione “perugina”del sodalizio criminale, prevalentemente di origine magrebina.

Tenta di rientrare Il ricercato, che inizialmente aveva trovato rifugio a Livorno, si è successivamente nascosto in Germania da dove, precisamente da Monaco, ha poi pensato di fare rientro in Italia ritenendo, erroneamente, che ormai si fossero calmate le acque. L’operazione è nata da una capillare analisi dei dati emersi dalla quotidiana attività investigativa e di indagine della sezione Criminalità diffusa della squadra Mobile, diretta da Marco Chiacchiera e coordinata da Roberto Roscioli, volta a ricostruire nel dettaglio varie dinamiche relative al fenomeno dello spaccio di piazza, su Perugia. In particolare, il primo arresto di un giovane pusher tunisino, particolarmente attivo nell’illecita attività di spaccio di cocaina ed eroina sulla ‘piazza’ del centro città, ha consentito di isolare un importante canale internazionale di spaccio che aveva di fatto alimentato, negli anni e per larga parte, i gruppi che gestivano l’attività di vendita al minuto.

La ricostruzione Su iniziativa della procura della Repubblica (pm Manuela Comodi), si è svolta un’attività di intercettazione telefonica che ha consentito di focalizzare, in modo chiaro, alcuni dei suddetti gruppi, non senza fornire, peraltro, ulteriori elementi per la ricostruzione dell’intera rete di spaccio locale, in continua evoluzione. Procedendo nell’ascolto delle migliaia di telefonate, sono aumentate progressivamente le utenze sottoposte ad intercettazione e, conseguentemente, si è delineata una  organizzazione criminale impegnata sullo spaccio di cocaina ed eroina. L’indagine aveva permesso di individuare tre gruppi operativi nel perugino: un primo gruppo attivo nella zona di via Cortonese, un secondo gruppo nelle zone di Ponte San Giovanni e Ponte Felcino, un terzo gruppo attivo nella zona dell’Alto Tevere, poi a Perugia, nelle zona di Madonna Alta e Fontivegge.

Gli arresti Sono stati quindi compiuti numerosi arresti in flagranza di reato e sequestri di eroina e cocaina. Sono stati dimostrati, infatti, collegamenti tra magrebini stanziali a Como, Varese, Genova, Grosseto e Livorno. Sono state emesse 36 misure di custodia cautelare a carico di altrettanti soggetti per associazione per delinquere finalizzata all’ importazione, trasporto, raffinazione e commercio di eroina e cocaina. Gli arresti sno scattati a Perugia, Città di Castello (Pg), Spoleto (Pg), Arezzo, Anghiari (Ar), Badia Tedalda (Ar), Empoli (Fi), Como, Barcellona Pozzo di Gotto (Me) e Roma. Nel corso dell’intera attività investigativa, complessivamente, sono stati sequestrati oltre 9 chili di droga tra “eroina” e “cocaina”.

Il latitante Il latitante  Mssakni Mohamed Amine, alias Msekni Mohamed Amine, detto ‘Kamel’, nato in Tunisia di 29 anni, in Italia senza fissa dimora e pluripregiudicato, alle 10:25 dello scorso giovedì 8 gennaio 2015 è atterrato a Fiumicino, su un volo “Lufthansa” proveniente da Monaco di Baviera: dopo aver fatto perdere le sue tracce in occasione dell’operazione, con ogni probabilità, voleva rientrare a Perugia o a Livorno, le sue precedenti “sedi operative”, per regolare alcuni conti oppure per reinserirsi nel “commercio” di eroina e cocaina. Kamel, all’interno del gruppo criminale disintegrato era uno dei più affidabili e scaltri spacciatori al dettaglio della compagine di Ponte San Giovanni, fidato e diretto collaboratore di ‘Karimì, “boss” di tutto il gruppo perugino e, a sua volta, luogotenente in Italia del “capo dei capi” Kaabi Ahmed, presente in Tunisia e in Olanda. Kamel, oltre all’attività di diffusione al dettaglio di eroina e cocaina a Perugia, era anche un importante punto di contatto tra il gruppo perugino e quello di Livorno, dove ha stretto consolidati rapporti di collaborazione per il rifornimento, sempre curato e studiato nei minimi dettagli con la predisposizione di “staffette” e “vedette” con il compito di segnalare, all’occorrenza, eventuali anomalie e decidere repentini mutamenti di programma al fine di vanificare l’intervento delle forze di polizia. Nelle sue comunicazioni telefoniche, Kamel era solito utilizzare schede sempre diverse e scambiandole continuamente con gli altri spacciatori, e il linguaggio era sempre abilmente dissimulato, ma comunque agevolmente comprensibile alla polizia: era solito riferirsi agli incontri con i clienti parlando di ipotetici ”inviti a cena”, e alla droga parlando di “spesa”. Al Msekni, giunto a Lampedusa nel marzo 2011, a seguito del suo ingresso illegale in Italia, già lo scorso 19 marzo 2012 gli è stato notificato un provvedimento del questore di Perugia con il quale gli era stato intimato di lasciare il territorio nazionale, e successivamente, disatteso tale provvedimento, è  stato denunciato e fermato per tale violazione. All’esito delle formalità legate alla sua cattura a Fiumicino, è stato accompagnato al carcere di Civitavecchia, sottoposto alla misura cautelare della custodia in carcere.

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