di Fabio Toni
Vigili del fuoco, protezione civile e tecnici dell’Arpa hanno svolto un sopralluogo sulle strutture della falegnameria Menichini, andata in fumo nella notte di Capodanno. Dall’esame non sono emersi elementi in grado di supportare l’ipotesi dolosa. «Occorre la massima cautela nella valutazione delle cause e nessuna può dirsi esclusa», così il nucleo di polizia giudiziaria del 115.
Sul luogo dell’incendio, che ha distrutto tutta la parte produttiva dell’azienda, non sono stati rinvenuti oggetti né altri elementi, come eventuali segni di effrazione, legati ad un’eventuale ipotesi dolosa. L’innesco del rogo è stato individuato in prossimità di alcuni macchinari, elemento questo che lascia spazio ad una possibile origine elettrica. La stessa diffusione delle fiamme sarebbe stata notevolmente facilitata dalla presenza di vernici, solventi e segatura: tutti elementi ad alto contenuto infiammabile. Rigettata, per il momento, anche l’ipotesi del «botto impazzito» visto che nessuno dei vicini (era la notte di capodanno) afferma di aver sentito colpi o esplosioni provenire dal capannone.
Il rogo ha distrutto l’intera area produttiva dell’azienda, costituita da un capannone suddiviso in due spazi da 500 metri quadrati ciascuno, con all’interno macchinari, attrezzature e materiali in fase di lavorazione. Le fiamme hanno anche causato il crollo quasi totale del tetto dell’edificio in legno ed eternit. Invasi dal fumo, ma non dalle fiamme, gli uffici dell’azienda e l’area espositiva che si affaccia in via Narni. I tecnici dell’Arpa si sono attivati per bonificare l’area dell’incendio, in primis attraverso la rimozione e lo smaltimento dei pannelli di eternit. Un dato che aveva allarmato i residenti della zona ma che, stando ai tecnici, non avrebbe prodotto conseguenze sul piano ambientale.
