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Una palla da discoteca

La sicurezza pubblica prevale sull’interesse economico di un locale. È essenzialmente questo il senso della sentenza con la quale, nelle scorse ore, il Tar dell’Umbria ha respinto il ricorso del proprietario dell’immobile e del soggetto titolare della licenza revocata nell’autunno scorso a una discoteca di Bastia Umbra. Il provvedimento era stato disposto dal questore di Perugia a ottobre dopo una lunga scia di episodi violenti avvenuti all’interno e all’esterno della struttura.

Il caso Il Tar ha dunque confermato la legittimità del provvedimento di revoca delle licenze di pubblico spettacolo e di somministrazione di alimenti e bevande. Al centro della decisione c’è la natura preventiva della normativa di pubblica sicurezza, che consente alle autorità di intervenire a tutela dell’ordine collettivo a prescindere dalla responsabilità penale o personale del gestore. Secondo i giudici amministrativi, la chiusura definitiva rappresenta l’extrema ratio quando i provvedimenti temporanei adottati in precedenza non si sono dimostrati efficaci nel contenere situazioni di pericolo.

Fatti violenti Nel corso del procedimento è emerso che tra il settembre del 2024 e l’agosto dell’anno successivo si sono verificati numerosi episodi critici, tra cui risse, aggressioni e danneggiamenti che hanno provocato gravi lesioni alle persone coinvolte. Una situazione di fronte alla quale la questura di Perugia aveva già emesso tre decreti di sospensione temporanea delle attività, della durata di 15 e 30 giorni. Misure che però non sono bastate a fermare la spirale di violenza, culminata in un’aggressione avvenuta nel parcheggio del locale che ha causato il decesso di una persona.

Il ricorso I ricorrenti avevano contestato il provvedimento sostenendo vizi procedurali legati alla comunicazione di avvio del procedimento e argomentando che la gestione non potesse rispondere di fatti avvenuti all’esterno della struttura, in aree pubbliche sottratte al loro controllo. Argomentazioni che non hanno convinto i giudici, per i quali esiste uno stretto collegamento funzionale tra l’attività commerciale e gli spazi adiacenti, soprattutto durante gli orari di apertura notturna, quando i parcheggi sono utilizzati in via esclusiva dagli avventori. Di conseguenza, la vigilanza di queste aree rientra tra gli oneri correlati al profitto economico dell’attività.

Sicurezza carente Un elemento determinante per la conferma della revoca ha riguardato quelle che sono state classificate come gravi carenze nella gestione interna della sicurezza. Le testimonianze raccolte nel corso dell’istruttoria hanno evidenziato un sottodimensionamento del personale specializzato, impiegato in numero del tutto insufficiente rispetto alla capienza del locale e all’affluenza di centinaia di clienti. Per ridurre i costi di gestione, la proprietà avrebbe fatto ricorso in diversi casi a figure non qualificate – indicati negli atti come «maschere» – prive delle autorizzazioni della Prefettura e incaricate di compiti di sorveglianza senza la necessaria preparazione per gestire situazioni critiche.

Cibo e bevande La sentenza ha inoltre ribadito che il potere del questore di intervenire si estende anche all’autorizzazione per la somministrazione di alimenti e bevande, la quale, pur rientrando solitamente nelle competenze comunali, risulta strettamente connessa all’esercizio del pubblico spettacolo in contesti a rischio per la sicurezza.

Daniele Bovi Nato nel 1981, ha iniziato il suo lavoro di giornalista al Giornale dell’Umbria e La Voce di Perugia per poi passare, nel 2008, alla redazione di Umbrialeft prima di fondare due anni più tardi Umbria24 dove si occupa principalmente di temi legati all’attualità, alla politica e all’economia. Nel 2016 ha pubblicato «Tutta colpa di Boccali?», libro intervista all’ex sindaco di Perugia.