La Procura di Perugia (foto ©Fabrizio Troccoli)

di Enzo Beretta

Sei persone sono finite al centro di una richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla Procura della Repubblica di Perugia nell’ambito di un’indagine su presunte irregolarità e operazioni immobiliari connesse al dissesto di una società. Il procedimento, come emerge dagli atti, riguarda persone di età compresa tra i 40 e gli 80 anni, chiamati a rispondere a vario titolo di reati fallimentari e societari. Secondo quanto ricostruito dall’accusa, uno degli imputati, in qualità di amministratore unico della società poi fallita, «cagionava o concorreva a cagionare il dissesto della società» anche attraverso la gestione di crediti ritenuti inesigibili e mai correttamente svalutati nei bilanci. In particolare, viene contestata l’iscrizione di un credito di oltre 926 mila euro nei confronti di un’altra società che – sempre secondo la Procura – avrebbe dovuto essere già considerato privo di valore «in quanto inesigibile» e in stato di «decozione irreversibile» almeno dal 2014. La mancata svalutazione – secondo l’impianto accusatorio – avrebbe inciso sulla rappresentazione della situazione patrimoniale, aggravando la perdita e contribuendo al dissesto poi sfociato nel fallimento dichiarato con sentenza del 23 ottobre 2017.

Accusa Le contestazioni si estendono anche ad altri imputati, tra amministratori di diritto e di fatto e professionisti, che avrebbero agito in concorso tra loro. In particolare la Procura ipotizza che sia stata predisposta una «dichiarazione unilaterale di concessione di garanzia reale» per sostenere la richiesta di ammissione al concordato preventivo, attraverso la quale una società si impegnava a garantire il credito mediante ipoteca su alcuni terreni. Tuttavia – secondo l’accusa – tali beni sarebbero stati «dichiarati privi di ipoteche» quando invece risultavano già gravati da precedenti iscrizioni, anche rilevanti. 

Ulteriori condotte contestate riguardano operazioni successive, tra cui il trasferimento di quote societarie e la gestione di beni immobili, che «cagionavano o concorreva a cagionare il dissesto» arrecando un danno patrimoniale alla società fallita e compromettendo la possibilità di recupero dei crediti. 

Indagine della Gdf Tra gli elementi evidenziati anche l’«accumulo di interessi passivi e oneri concordatari in prededuzione» e la cessione di partecipazioni a valori ritenuti non congrui e con modalità di pagamento non tracciate. La persona offesa individuata nel procedimento è la società fallita, rappresentata dal curatore. Tra le fonti di prova la Procura elenca la sentenza dichiarativa di fallimento del 2017, la relazione del curatore, preso anche a sommarie informazioni, un’informativa del marzo 2025 della sezione di polizia giudiziaria – aliquota Guardia di finanza – e un’annotazione del Nucleo Pef delle fiamme gialle, datata 2021. Gli indagati sono difesi dagli avvocati Pietro Migliosi, Stefano Bagianti, Angelino Carlo Avola, Ferdinando Serapiglia e Vincenzo Maccarone. La parola passa ora al giudice dell’udienza preliminare Valeria Casciello: udienza il 9 aprile.

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