di Enzo Beretta

A cinque mesi esatti dalla sentenza con cui il gup di Firenze Fabio Gugliotta ha condannato Piero Fabbri a quattro anni, due mesi e venti giorni di carcere per l’omicidio colposo aggravato di Davide Piampiano, i genitori del 24enne ucciso durante una battuta di caccia sul monte Subasio tornano a parlare pubblicamente della vicenda. Lo fanno attraverso un lungo comunicato nel quale ripercorrono alcuni degli elementi emersi nel corso delle indagini e manifestano tutta la loro amarezza per l’esito giudiziario e per i tempi della giustizia.  

Sentenza L’11 gennaio 2023 Davide Piampiano venne colpito a morte al fosso delle Carceri, sul Subasio. Il 22 dicembre 2025 il giudice per l’udienza preliminare di Firenze ha condannato Fabbri per omicidio colposo aggravato, riconoscendo una provvisionale complessiva di 150 mila euro ai familiari della vittima. La Procura aveva chiesto quattro anni di reclusione, mentre la difesa in precedenza aveva tentato la strada del patteggiamento. 

Il comunicato Nel loro comunicato Antonello e Catia Piampiano ricordano una serie di circostanze emerse dagli accertamenti tecnici: dalla luminosità presente al momento dello sparo, ritenuta «oltre il triplo» rispetto a quella necessaria per riconoscere una persona a 25 metri di distanza, fino alla posizione immobile della vittima nei secondi precedenti al colpo.  

Ricostruzione I genitori di Davide sottolineano inoltre come Fabbri fosse «un cacciatore esperto» e conoscesse bene la zona del Carabone, ricordando anche che pochi minuti prima tra lui e il giovane ci sarebbe stata una telefonata nella quale Davide comunicava la propria posizione. Nel comunicato vengono richiamati alcuni passaggi delle consulenze tecniche depositate durante le indagini, nelle quali si evidenziava come «un soggetto della corporatura e della statura del Piampiano difficilmente può passare inosservato se attentamente studiato» e come il colpo sarebbe stato esploso a un’altezza incompatibile con quella di un cinghiale. «Alla luce di tutto questo – scrivono i genitori – è stato difficile accettare una condanna per Piero Fabbri per omicidio colposo seppur aggravato».  

Omissione di soccorso Nel testo viene poi richiamato anche un altro aspetto della vicenda giudiziaria: la trasmissione degli atti per procedere nei confronti di Fabbri in relazione all’ipotesi di omissione di soccorso aggravata dall’evento morte. Secondo quanto sostenuto dai familiari di Davide, dopo lo sparo il cacciatore «non si preoccupava di chiamare i soccorsi» ma avrebbe cercato di nascondere il fucile e contattato amici e familiari «per iniziare a raccontare quella serie di bugie» che avrebbe sostenuto fino all’arresto. I genitori del 24enne riferiscono inoltre che, a oggi, «di tale procedimento non si ha notizia a distanza di 5 mesi dalla sentenza e di quasi tre anni e mezzo dall’accaduto», lamentando anche il mancato deposito delle motivazioni entro i 90 giorni previsti. «Per coloro per i quali è stato già difficile accettare quella sentenza – concludono Antonello e Catia Piampiano – tali ulteriori ritardi appaiono veramente una gravissima offesa».

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