di Francesca Marruco
Il capo aveva una pistola con cui terrorizzava le persone sorprese nelle loro abitazioni di notte. Il suo braccio destro detto ‘occhi di ghiaccio’ le picchiava quando c’era da ottenere qualche informazione. ‘Il buono’ invece fingeva di tranquillizzarle, cercando di farsi dire dove fossero i preziosi ed evitargli altre percosse. Il capo, Kuka Gezim, è stato arrestato dai poliziotti della sezione antirapine della squadra mobile di Perugia a Moncalieri, Torino, dove vive con la famiglia. Insieme a lui altri quattro sono stati raggiunti da una ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Perugia Carla Maria Giangamboni in seguito alla richiesta del pm Alessia Tavarnesi. Un sesto albanese è ricercato. Sono gli autori di almeno undici rapine in villa e non solo avvenute nella provincia di Perugia dal maggio 2010 al febbraio 2011.
Il gruppo d’assalto Sono il gruppo di albanesi spietati che in una occasione hanno picchiato selvaggiamente e terrorizzato una donna anziana per 1.700 euro, che hanno tenuto la pistola puntata alla testa dell’allenatore Serse Cosmi, che hanno sfondato caselli e forzato posti di blocco. Per portare al sicuro il loro bottino che in undici rapine è arrivato a quasi 130 mila euro e a un ammontare inestimabile ma molto alto tra gioielli, orologi, soprattutto Rolex, monili e preziosi. Un tesoro che non sempre hanno rivenduto come solitamente i ladri fanno ad esempio con l’oro. Loro se lo tenevano. Solo in casa del capo della banda a Torino, c’erano moltissimi orologi, gioielli, e molte borse in pelle. Nelle rapine infatti il gruppo che solo in una occasione se n’è andato con un bottino misero, faceva razzia anche di borse, cinture e portafogli di marca. Senza disdegnare anche i vestiti. Ovviamente sempre se di marca.
La base romana I sei, all’appello manca ancora quello con il ruolo da ‘buono’, si trovavano a Torino, Roma e Pesaro. Il capo a Torino era a piede libero in casa sua e quando è stato trovato non ha opposto resistenza. A Roma invece è stato fermato Artan Doda. A Regina Coeli, già arrestati per reati analoghi si trovano invece Hoxha Altin, detto ‘occhi di ghiaccio’ e Ballshani Gjolek. Ndreu Leo invece si trova nel carcere di Pesaro perché faceva parte di un’associazione che rubava macchine e le riportava in Albania con targhe false. Tutti residenti in Italia da moltissimo tempo. Tutti ben radicati sul territorio. Tutti gravitanti nel sottobosco criminale di Roma, da cui probabilmente attingevano per la mano d’opera nei loro colpi. Ad entrare in azione infatti non erano sempre gli stessi. Il capo della squadra mobile Marco Chiacchiera ha infatti parlato di banda modulare, indiscutibilmente capeggiata da Kuka. L’unico che di solito aveva una pistola in mano. Gli altri invece erano muniti di armi improprie come cacciaviti, chiavi inglesi o piedi di porco. Più semplici da trasportare in macchina.
L’indagine Solitamente per i loro assalti perugini partivano da Roma con due o tre automobili rubate a cui avevano anche cambiato la targa. Automobili che in qualche caso venivano anche ritrovate bruciate. Un’ organizzazione militare per non lasciare nulla al caso. Fino a quando però, «nel luglio del 2011 – scrive il gip Giangamboni – la squadra mobile di Roma trasmetteva alla questura di Perugia gli esiti di un’indagine svolta a rapine analoghe delle quali erano risultati responsabili alcuni cittadini albanesi. In esito ad una perquisizione – spiega ancora il gip – eseguita dalla squadra mobile di Roma era stata rinvenuta la pistola Colt sottratta in occasione della rapina a Città della Pieve. In seguito la mobile di Perugia aveva proceduto ad esaminare le posizioni di numerosi soggetti coinvolti nell’indagine di Roma». Ed è proprio da questa indagine che sono venuti fuori i sei nomi degli uomini riconosciuti dalle persone rapinate. Riconoscimenti che sono diventati fondamentali per inchiodarli. Oltre alla pistola e ad un trolley di Louis Vuitton rubato in casa Cosmi e riconosciuto dall’allenatore.
I riconoscimenti fotografici In merito ai riconoscimenti fotografici, il pubblico ministero Alessia Tavarnesi scriveva: « E’ assolutamente significativo che più persone, nei casi di Kuka e del ‘buono’ più di dieci testimoni ciascuno, che per lo più non si conoscono tra loro riconoscano la stessa persona e la colleghino immediatamente a caratteristiche fisiche non svelate dalle foto segnaletiche e che corrispondono esattamente alle caratteristiche fisiche degli indagati». Per ognuno di loro sono emersi dei particolari concordanti. Il fatto poi che si conoscessero, anzi che fossero un gruppo ben coeso che a volte si ritrovava a giocare nei bar della capitale, e il loro curriculum criminale affine ai reati per cui si stava indagando non ha fatto che rafforzare la tesi investigativa. Una tesi per cui i poliziotti della sezione antirapine della squadra mobile di Perugia si sono spesi senza riserva. Grazie a cui hanno portato a casa un risultato importante. Che permetterà di dormire sonni più tranquilli alle vittime derubate dei loro soldi e della loro sicurezza in casa propria. Cosmi ha mandato un messaggino ai poliziotti della mobile con scritto «Grazie!».
I basisti Adesso non resta che scovare i basisti. E’ infatti impossibile che il gruppo proveniente da fuori regione avesse informazioni tanto precise sulle persone da colpire. Orari abitudini e disponibilità economica devono per forza essere stati studiati da qualcuno che ha avuto accesso alle case razziate. Le rapine che gli vengono contestate sono infatti distribuite in tutto il territorio perugino e sono: 31 maggio 2010 a Foligno con botte al custode di una villa ma vengono messi in fuga; 4 ottobre 2010 a Gualdo Tadino vittime legate e bendate e bottino di 20 mila euro; 3 gennaio 2011 a Bettona anziana picchiata selvaggiamente e minacciata di morte bottino 1.700 euro; 10 gennaio 2011 a San Terenziano botte al padrone di casa e bottino di 600 euro; 14 gennaio 2011 Città della Pieve botte al padrone di casa e bottino di 500 euro più una pistola; 19 gennaio 2011 a Brufa vittima Serse Cosmi bottino 5 mila euro; 24 gennaio 2011 a Spoleto bottino 3 mila euro; 3 febbraio 2011 a Spoleto capofamiglia picchiato con una chiave inglese bottino 200 euro; 3 febbraio 2011 a Todi proprietario picchiato e legato con un filo elettrico bottino 13 mila euro; 7 febbraio 2011 Taverne di Corciano colluttazione con le vittime e colpi di pistola e fucile bottino 80 mila euro; 22 febbraio 2011 Giano dell’Umbria proprietario pestato, parte un colpo di pistola bottino 5 mila euro. Un territorio troppo vasto per non avere aiuti. I sei albanesi sono accusati a vario titolo di rapina aggravata, sequestro di persona, minacce e lesioni.


Comments are closed.