(foto archivio F. Troccoli)

di Fra. Mar.

Una trama degna di Beautiful. E invece siamo nell’alta Umbria. E i protagonisti sono una donna, il marito, l’amante e la figlia. Che ci fanno in un’aula del tribunale penale di Perugia? La donna è accusata di alterazione di stato, perché, secondo la denuncia dell’ex amante, rappresentato in aula dall’avvocato Eugenio Zaganelli, gli avrebbe negato di riconoscere la bambina, di cui è il padre biologico.

Test Dna E la bambina infatti porta il cognome del marito dell’indagata, che non ha mai voluto saperne di farla riconoscere dall’amante. Ma i non si è dato per vinto e, tramite una clinica americana specializzata, ha fatto fare il test del Dna e poi ha presentato un esposto per vedersi riconoscere il torto subito e poter dare il suo cognome alla bambina.

Incidente probatorio Giovedì mattina, davanti al gup Alberto Avenoso e al pm Manuela Comodi, è stato quindi conferito l’incarico ala dottoressa Eugenia Carneali, esperta di Dna, che dovrà effettuare questa analisi con la formula dell’incidente probatorio. Analisi a cui l’indagata e il marito – che sono tutt’ora insieme – si sono opposti.

L’accusa Nel capo d’imputazione la vicenda è così riassunta: la donna è imputata di alterazione di stato per aver indotto in errore il marito nella formazione di un atto di nascita, in particolare perchépur sapendo che la neonata era di omissis, con il quale intratteneva una relazione extraconiugale, celava al marito detta paternità ed acconsentiva che quest’ultimo in buona fede affermasse il falso nella formazione dell’ato di nascita e quindi all’ufficiale di stato civile».

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