di Enzo Beretta
«Oggetti di scarso valore per arredare il giardino». E’ questa la dichiarazione che hanno reso due dei cinque indagati perquisiti dai carabinieri che nei giorni scorsi hanno sequestrato complessivamente 36 reperti archeologici di manifattura greca, risalenti al periodo che va dal V° al III° secolo a.C.. Gli investigatori del nucleo investigativo hanno sequestrato vasi, anfore e statuine, oggetti appartenenti a corredi funerari probabilmente trafugati da tombe della Puglia.
Sequestro convalidato Per quei reperti «autentici» e di «straordinaria fattura» secondo l’archeologa Paola Bonacci ha già convalidato il sequestro il sostituto procuratore Manuela Comodi. Contro quel provvedimento però pensa di ricorrere al tribunale del Riesame l’avvocato Giuseppe Innamorati, difensore di una tifosa del Perugia indagata per impossessamento illecito di beni culturali appartenenti allo Stato. Alla donna sono state trovate due statuine femminili ed un rhyton incartate in una pagina della Gazzetta dello Sport datata 22 giugno 2016. Un altro oggetto invece era avvolto in un sacco di cellophan nero.
LA FOTOGALLERY DEI REPERTI SEQUESTRATI
L’antica Grecia nel pollaio Il maxisequestro, però, è stato messo a segno a Cannara dal marito: in un vecchio pollaio sono stati rinvenuti 27 oggetti dei 36 totali. Un vero e proprio tesoro di cui quasi certamente disconosceva il valore. «La mia cliente si è lasciata col marito all’inizio dell’anno – ha spiegato Innamorati -. Mi ha detto ‘Non immaginavo che quei coccetti valessero tutti quei soldi‘. Il marito ce li aveva da molto tempo e quando se ne è andato di casa gliene aveva lasciato qualcuno».
Arredo per il giardino Le indagini sono ancora in corso per comprendere i collegamenti tra i cinque indagati (ritenuti intermediari dagli investigatori). I primi ai quali hanno bussato i carabinieri, anche loro orbitanti nel mondo dello stadio, stavano partendo per le vacanze quando sono arrivati i militari e hanno rinvenuto «cinque reperti» in «camera da letto, occultati in grossi sacchi di plastica». Il verbale di perquisizione della coppia (difesa da Michele Nannarone) si chiude con una dichiarazione spiazzante: «Riferivano spontaneamente che quanto rinvenuto nella loro camera da letto sono oggetti di scarso valore che avrebbero inteso utilizzare come complementi di arredo per il loro giardino».
