mercoledì 28 settembre 2016 - Aggiornato alle 19:03
21 luglio 2016 Ultimo aggiornamento alle 20:12

Perugia, reperti archeologici nascosti nel pollaio: anfore, vasi e statuine valgono 15 milioni di euro

Operazione dei carabinieri. Sono cinque le persone denunciate per impossessamento illecito di beni culturali dello Stato. Secondo gli investigatori si tratta di intermediari e non di tombaroli

Perugia, reperti archeologici nascosti nel pollaio: anfore, vasi e statuine valgono 15 milioni di euro

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di Enzo Beretta

Trentasei reperti archeologici raffiguranti modelli greci, risalenti al periodo che va dal V° al III° secolo a.C., per un valore complessivo di 15 milioni di euro, sono stati sequestrati dai carabinieri del comando provinciale di Perugia che hanno denunciato cinque persone per impossessamento illecito di beni culturali appartenenti allo Stato italiano. Vasi, anfore e statuine sono stati rintracciati in abitazioni di Perugia, tra Castel del Piano e Resina, ma anche in un pollaio di Cannara, avvolte in carta di giornale risalente a 10/15 anni fa. Il colonnello Cosimo Fiore ha definito l’operazione un «eccezionale ritrovamento» per il valore e per la storia della merce, proveniente da luoghi di sepoltura in Puglia. Secondo quanto riferito in caserma gli indagati non sono classici tombaroli ma rivestono il ruolo di intermediari.

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Miti greci e scene di caccia L’inchiesta del nucleo investigativo (diretta dal comandante Salvatore Pascariello) ha consentito di recuperare vasi attici a figure rosse e con decorazioni dorate, crateri a campana o a calice considerati «provento di scavi abusivi» destinati al mercato nero italiano e internazionale delle opere d’arte. Tra gli oggetti sequestrati ci sono ceramiche raffiguranti teste femminili che probabilmente si trovavano nei pressi di luoghi di culto o tombe. Alcuni manufatti risultano danneggiati, in altri si riconoscono soggetti, miti dell’epoca greca e scene di caccia. Tra gli oggetti più importanti è stata mostrata un’anfora, del valore di centinaia di migliaia di euro, ma anche un cratere a mascherone e teste votive.

Tutti i reperti sequestrati Nel lungo elenco di oggetti rinvenuti, messo a disposizione in caserma, compare un’anfora a figure rosse, un kos globulare a figure rosse, una patera con ombelicus, due oinochoe trilobata a figure rosse, un kylix con coperchio, due loutrophoros a figur rosse, un rhyton a testa femminile, sei statuine femminili, tre crateri a campana, un vaso plastico, uno skyphos a figure rosse, un cratere a volute, un cratere a colonnette miniaturistico, un lekhytos miniaturistica, un orlo di vaso, due kantharos, un guttus a vernice nera, due anforette, due hydria, tre frammenti di vaso plastico, una testa femminile ed una parte superiore di vaso plastico.

Parla l’archeologa «I reperti – ha spiegato l’archeologa Paola Bonacci – provengono da tre o quattro sepolture femminili. Si tratta di pezzi di straordinaria fattura e non ci sono dubbi sull’autenticità degli stessi».

L’inchiesta Essendo ancora in corso l’inchiesta della magistratura per risalire ai collegamenti tra gli indagati e ricostruire la filiera gli investigatori non hanno fornito indicazioni sulle indagini che circa una settimana fa hanno consentito di eseguire il maxisequestro. «Bisogna andarle a cercare le notizie – ha spiegato il colonnello Fiore -. E’ quello che ci ripete sempre il procuratore Luigi De Ficchy». «Non possiamo escludere che i reperti si trovassero qui da tempo – ha aggiunto il capitano Pascariello -. Molti di questi, infatti, erano avvolti in fogli di giornale datati 10 o 15 anni fa».

I presunti intermediari Il blitz è scattato in tre punti diversi: Castel del Piano, Resina e Cannara. La procura ha indagato due uomini e tre donne (tra cui madre e figlia a Resina). Il sequestro più importante, svolto anche grazie alla collaborazione del maresciallo capo Roberto Valente, è quello avvenuto a Cannara dove in un pollaio nelle disponibilità di un artigiano sono stati rinvenuti 27 dei 36 pezzi complessivi. L’artigiano – è stato detto in caserma, durante la conferenza stampa alla quale ha preso parte anche il comandante della stazione di Perugia, luogotenente Lorenzo Antoniello – è già conosciuto dalle forze dell’ordine per questioni di droga.

Galleria Nazionale Spiega il colonnello Fiore: «Il 31 marzo è stato inaugurato il Nucleo tutela patrimonio culturale. In questa provincia, senza creare allarmismi, l’Arma si è trovata a fronteggiare reati di vario genere che vanno dall’associazione a delinquere di stampo mafioso, con l’operazione Quarto Passo, ad altre inchieste su traffici di droga ed estorsioni. Contiamo di consegnare i reperti sequestrati alla Galleria Nazionale di palazzo Barberini a Roma».

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