di Fabio Toni
Porta in faccia alle sigle sindacali e a 160 lavoratori. Il tribunale non li ha ammessi fra le parti civili del processo Meraklon, dove l’ex proprietario Giampaolo Fiorletta è imputato insieme ad altre sei persone. Le uniche costituzioni ammesse dal collegio penale sono quelle di Inps, Regione Umbria, Meraklon spa e Meraklon Yarn. Quest’ultime due società sono anche imputate per responsabilità amministrative indirette, in ordine alla concessione della cassa integrazione.
Fuori 160 lavoratori L’esclusione riguarda circa 160 lavoratori e le sigle sindacali Cgil, Cisl, Uil, Orsa e Ugl. Le richieste di costituzione erano state sostenute in aula anche dal pm Elisabetta Massini che le aveva definite «tutte legittime». Forte la delusione espressa dai legali: «Quelli subiti dai lavoratori, sarebbero stati considerati danni indiretti – affermano – Si tratta però di una valutazione di merito che contrasta con la fase preliminare in cui si trova il procedimento». «Dopo il danno, la beffa», commenta amaro uno dei lavoratori esclusi, poi spiega: «con la sua condotta, la dirigenza Meraklon ci ha danneggiati direttamente. Credo sia sotto gli occhi di tutti». Ora spetterà ai legali valutare se e quali iniziative intraprendere.
Difese soddisfatte Ad esultare sono le difese dei sette imputati che hanno messo in tasca una prima vittoria. In aula gli avvocati Francesco Maria Falcinelli e Leonardo Capri avevano sottolineato come nessuna delle richieste di costituzione fosse da ammettere, «per mancanza di una legittimazione formale e, nel caso dei sindacati, per assenza di un eventuale danno diretto». L’azione civile potrà essere esercitata da Inps e Regione in relazione all’ottenimento della cassa integrazione da parte di Meraklon nonostante la presunta mancanza dei presupposti. Ugualmente, Meraklon spa e Yarn potranno chiedere conto, attraverso il proprio commissario, del danno patrimoniale stimato.
Associazione a delinquere L’indagine, coordinata dal sostituto procuratore Elisabetta Massini e dalla guardia di finanza di Terni, nell’aprile del 2011 aveva portato in carcere il proprietario di Meraklon, Giampaolo Fiorletta, e fatto scattare gli arresti domiciliari per altri sei collaboratori, fra cui la moglie dello stesso imprenditore frusinate. Per tutti l’accusa è di aver dato vita a un’associazione a delinquere finalizzata all’appropriazione indebita e alla truffa ai danni dello Stato.
