di Massimo Colonna
«Il getto di pericoloso di cose cade in quanto c’è un atto amministrativo che rappresenta una scriminante, e l’inquinamento non è tale da far configurare il disastro ambientale». Queste in sostanza le motivazioni con cui il giudice per le indagini preliminari Federico Bona Galvagno ha archiviato il caso delle polveri di Prisciano, che vedeva coinvolto il rappresentante legale della Illserv, azienda che opera all’interno di Ast proprio nel quartiere della periferia ternana. La decisione è arrivata al termine dell’ultima udienza che si è svolta lunedì pomeriggio nelle aule del tribunale di corso del Popolo.
Archiviazione Dunque il gip, che nel suo discorso ha anche lodato il lavoro portato avanti dal giudice Maurizio Santoloci prima che il fascicolo passasse a lui, ha dato seguito alla richiesta di archiviazione espressa dal pubblico ministero Raffaele Pesiri: sul tavolo c’erano due ipotesi di reato, ossia il getto pericoloso di cose, relativo proprio alle polveri, e il disastro ambientale. Due elementi su cui però il giudice ha espresso la sua posizione prima di archiviare il caso. Per quanto riguarda le polveri il gip ha sostanzialmente affermato che essendoci un atto amministrativo che permette le attività dell’azienda questo rappresenta una scriminante. Sul disastro ambientale invece ha spiegato che non è tale da far pensare ad una responsabilità penale. Dunque secondo il gip «non sono sussistenti nessuno dei reati ipotizzati».
La causa civile All’udienza erano presenti anche gli avvocati che stanno portando avanti la cause per i circa 60 residenti di Prisciano, ossia i legali Loris Mattrella, Federica Sabbatucci, Francesca Carcascio e Antonella Dello Stritto. Gli avvocati nell’ultima udienza hanno chiesto che venisse effettuata una ulteriore indagine e nei giorni scorsi si erano opposti alla richiesta di archiviazione del pubblico ministero. A questo punto decade la possibilità di proseguire nel penale ma resta in piedi il procedimento civile, che gli avvocati al momento stanno studiando. Le parti tra l’altro avevano anche avuto a disposizione il lavoro portato avanti dai periti individuati, ossia i due chimici Ivo Pavan e Mauro Sanna, l’ingegner Maurizio Onofrio del politecnico di Torino e l’ingegnere Roberta Spataro, esperta di simulazioni di caduta di oggetti in atmosfera.
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