di Enzo Beretta
Undici persone – sette medici e quattro farmacisti – sono indagate dalla Procura di Perugia nell’ambito di un’inchiesta del Nucleo antisofisticazione dei carabinieri relativa a presunte prescrizioni e commercializzazioni di farmaci galenici per la cura dimagrante. Il pubblico ministero Manuela Comodi contesta a sette indagati, «medici di medicina generale e specialisti», i reati di somministrazione di medicinali in modo pericoloso per la salute pubblica, falso ideologico e violenza privata ritenendoli responsabili di aver redatto ai loro pazienti «prescrizioni galeniche riportanti la falsa indicazione terapeutica della cura dello stato depressivo» anziché la «reale finalità della cura dimagrante».
«Sostanze potenzialmente tossiche» Stando a quanto emerso nel corso dell’indagine, nella maggior parte dei casi i pazienti avrebbero dunque ricevuto una doppia prescrizione – la prima con l’indicazione delle sostanze fitoterapiche, l’altra con quelle antidepressive – «bypassando» in questo modo i decreti ministeriali che ne vietano l’uso per la cura dimagrante. I carabinieri hanno inoltre riscontrato che le medesime prescrizioni comprendevano «sostanze autorizzate per la cura della depressione combinate con altre fitoterapiche, potenzialmente tossiche, destinate alla cura dimagrante».
Il ruolo dei farmacisti Tutto ciò – è sempre l’accusa – senza che i destinatari avessero sottoscritto alcun consenso né fossero consapevoli del fatto che «l’uso delle sostanze antidepressive fossero vietate per la cura dimagrante». Nel periodo in cui vengono contestati i fatti, vale a dire nella seconda metà del 2015, sull’asse Perugia-Bastia Umbra un ruolo determinante lo avrebbero avuto i quattro farmacisti ritenuti responsabili della pericolosa somministrazione dei medicinali. Hanno «preparato e commercializzato come coadiuvanti di diete – è scritto nell’avviso di conclusione delle indagini preliminari – farmaci galenici comprendenti sostanze antidepressive vietate per la cura dimagrante».
