di Barbara Maccari
Inefficienza e lentezza della macchina giudiziaria. L’ennesimo caso italiano, che stavolta vede protagonista Perugia e il suo tribunale. La vicenda inizia il 10 maggio del 2008 quando S.S. di nazionalità marocchina viene arrestato dai carabinieri per tentato omicidio nei confronti della moglie. Da allora ci sono stati ben otto rinvii, l’ultimo è di pochi giorni fa al 21 gennaio 2013, e nessuna sentenza, come spiega l’avvocato Paolo Panichi, difensore della parte civile.
La storia Il 10 maggio del 2008 S.S. viene arrestato dai carabinieri con l’accusa di aver maltrattato con percosse e lesioni la propria moglie, K.F., e per aver tentato di ucciderla. Violenze che andavano avanti da anni e che sfociarono nell’episodio del 10 maggio. L’uomo viene portato nel carcere di Capanne e dopo un mese gli vengono riconosciuti i domiciliari. Attualmente è libero e tornato in Marocco. La donna, assieme ai tre figli, è rimasta per oltre tre anni in una residenza protetta, prima a Perugia e poi a Firenze, a spese del comune perugino, in attesa del processo. Attualmente lavora ma è comunque sotto costante protezione dei servizi sociali.
Rinvio a giudizio Il 20 novembre del 2008 arriva la richiesta del rinvio a giudizio del pm Giuliano Mignini nei confronti di S.S per violenza e tentato omicidio aggravato nei confronti della moglie. Il gup Claudia Matteini lo rinvia a giudizio e fissa l’udienza per il giorno 27 luglio 2009. K.F. si costituisce parte civile nel processo contro il marito. Ma qui inizia il calvario processuale che dopo quattro anni non ha ancora portato ad una sentenza.
Primo rinvio La prima udienza viene rinviata per incompatibilità della dottoressa Matteini a presiedere il collegio. La Matteini aveva provveduto alla richiesta di rinvio a giudizio per cui non era compatibile.
Secondo rinvio La seconda udienza viene fissata il 18 gennaio del 2010, ma anche stavolta viene rinviata per incompatibilità del presidente Giancarlo Massei, che si era già espresso in sede di tribunale penale di riesame, circa il disposto ordine di carcerazione di S.S.
Terzo rinvio La terza udienza viene fissata i 21 aprile del 2010. C’è un nuovo collegio presieduto da Paolo Micheli e l’udienza si svolge correttamente, con l’esposizione delle tesi difensive e le richieste da parte di tutte le parti: pm, parte civile, imputati. Il collegio ammette la esussione dei testimoni indicati dal pm, dalla parte civile e dall’imputato.
Quarto rinvio La quarta udienza si tiene il 10 novembre 2010 e viene rinviata per legittimo impedimento, ricovero ospedaliero, dell’avvocato Fernanda Cherubini, difensore dell’imputato S.S.
Quinto rinvio La quinta udienza è fissata per il 22 giugno 2011 e anche in questo caso viene rinviata per mancanza di un componente del collegio.
Sesto rinvio La sesta udienza si tiene il 15 novembre 2011 e viene rinviata perche l’avvocato difensore dell’imputato, Fernanda Cherubini, aderisce allo sciopero degli avvocati.
Settimo rinvio La settima udienza è fissata per il 5 marzo 2012. Anche questa viene rinviata perché il presidente Paolo Micheli viene trasferito in Cassazione, quindi un altro collegio penale si dovrà occupare del caso, procedendo dall’inizio.
Ottavo rinvio L’ultima udienza si è tenuta il 9 ottobre 2012 ed è stata anch’essa rinviata a gennaio 2013 perché si dovrà ripartire da zero e rimettere in moto tutte le procedure.
Parte civile Questo caso testimonia l’inefficienza del sistema giudiziario e soprattutto la sua inesorabile lentezza per giungere ad una sentenza. L’avvocato della parte civile, Paolo Panichi, è amareggiato e nauseato da questa situazione: «La giustizia aspetta sempre che ci scappi il morto per fare il suo dovere. La lentezza è la prima cosa che colpisce in questa storia, ma c’è anche da sottolineare lo spreco di denaro pubblico. La mia assistita è stata per tre anni in una residenza protetta con i suoi tre figli, a spese del comune di Perugia, ed ogni volta che si presenta in aula per l’udienza è accompagnata da due assistenti sociali, che vengono sottratti al loro lavoro per venire in aula. Stessa cosa vale per i sei testimoni di parte civile: due medici del Silvestrini, due assistenti sociali e due carabinieri. Tutti sottratti ai loro rispettivi lavori e per cosa? Per sentirsi dire ogni volta che il processo è rinviato. La soluzione a questa situazione sarebbe semplice: basterebbe fare venire in aula tutti i testimoni e gli avvocati quando effettivamente c’è un’udienza e non solo un rinvio. Di casi come questo ce ne sono molti purtroppo».

