Carabinieri in azione (foto Troccoli)

di Francesca Marruco

La droga la prendevano dai «padroni di Napoli». Poi la trasportavano fino a Perugia grazie all’aiuto dei tossicodipendenti che rifornivano. Un copione già lettoe troppo abusato nell’acropoli perugina, quello che ha portato all’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per dieci persone e di obbligo di firma per altri due. L’accusa è spaccio di droga.
Tanta droga che arrivava da Napoli direttamente a Perugia, e qui veniva piazzata sia nel mercato cittadino che anche fuori regione. Cocaina ed eroina.

L’indagine I carabinieri del reparto operativo di Perugia guidati dal tenente colonnello Pierugo Todini hanno pedinato e intercettato per mesi i dieci tunisini conosciuti nel mondo dello spaccio con nomignoli di fantasia. Spacciavano e stazionavano principalmente nella zona di corso Cavour. Le misure cautelari sono state eseguite nei giorni scorsi e hanno portato all’arresto di un tunisino, e alla notifica di altre tre misure cautelari in carcere ad altrettanti uomini già detenuti per altri reati. Notificati anche gli obblighi di firma per due italiani che almeno in un’occasione documentata dai carabinieri hanno trasportato un importante quantitativo di cocaina da Napoli a Perugia.

Tante cessioni Anche centinaia di grammi di cocaina o eroina. Dozzine di cessioni di droga documentate dai militari che durante le fasi dell’indagine hanno anche effettuato degli arresti in flagranza e dei sequestri ingenti di eroina. Un chilo e 400 grammi di eroina vennero sequestrati il 17 giugno del 2012 a Fiumicino, arrivati in Italia nel corpo di un corriere nigeriano. Altri tre sequestri da cento grammi ciascuno hanno via via tolto dal mercato dello spaccio perugino ingente quantità di droga.

La richiesta L’attività di indagine era stata riepilogata in una informativa, in base alla quale il pubblico ministero Paolo Abbritti ha chiesto e ottenuto una misura cautelare emessa dal gip Carla Giangamboni. Nell’ordinanza si parla di «traffico di droga di notevole importanza, con acquisti pressoché settimanali nel napoletano, quasi esclusivamente avvalendosi di un fornitore chiamato Alì».

L’ordinanza Lo smercio era continuo e i telefoni cellulari degli spacciatori erano roventi. C’erano clienti che chiedevano ad esempio «otto di neve», o alcuni più espliciti che chiedevano «quattro di eroina e uno di cocaina». L’attività di spaccio era organizzata in maniera «’professionale’ e certamente non occasionale». Sei di questi personaggi sono al momento irrintracciabili e dunque ricercati per il reato di spaccio.

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