di En.Ber.
Udienza decisiva oggi pomeriggio al tribunale di Perugia dove la studentessa asiatica di 21 anni, vittima di sequestro e violenze sessuali lo scorso luglio, è stata sentita in sede di incidente probatorio. L’audizione, durata circa un’ora, si è svolta davanti al giudice per le indagini preliminari e la giovane ha sostanzialmente confermato le accuse già rese agli investigatori della squadra mobile e al pubblico ministero titolare del fascicolo. L’indagato, un cameriere afghano di 45 anni presente oggi a palazzo di giustizia, si trova attualmente detenuto nel carcere di Terni ed è assistito dall’avvocato Francesco Mattiangeli. La difesa parla già di rito abbreviato.
Le accuse Secondo la ricostruzione degli inquirenti, i fatti risalgono alla notte tra il 19 e il 20 luglio, quando la ragazza, giunta a Perugia per studiare l’italiano, sarebbe stata attirata con un inganno nella zona di via Pinturicchio, nei pressi dell’Università per Stranieri. L’uomo, dopo un approccio in inglese e la proposta di una falsa offerta di lavoro, l’avrebbe condotta in uno scantinato in disuso, sbarrando poi l’uscita. Da quel momento, l’aggressore avrebbe rivelato un volto violento, costringendo la giovane a subire palpeggiamenti, percosse e atti sessuali per ore.
Il cellulare e il Dna La ventunenne, in alcuni momenti, era riuscita ad attivare la videocamera del cellulare registrando frammenti di audio, in cui si percepiscono grida, colpi e lamenti. Elementi ritenuti utili dagli investigatori per risalire al presunto responsabile, insieme alle testimonianze e soprattutto al riscontro del Dna, che ha fornito una conferma scientifica. La ragazza è riuscita a fuggire soltanto al mattino, approfittando del sonno del suo carceriere, e ha denunciato i fatti dopo l’arrivo della madre dal Paese d’origine. In ospedale le sono state riscontrate lesioni con una prognosi di trenta giorni.
