di Fra. Mar.
Mancano poco più di due settimane all’udienza preliminare a carico dell’ex vicecomandante della polizia penitenziaria Raffaele Argirò. L’uomo, difeso dall’avvocato Daniela Paccoi, e accusato di violenza sessuale da un’ex detenuta del carcere di Capanne, si è sempre detto innocente.
La denuncia della vigilessa A denunciarlo era stato una vigilessa di Milano detenuta a Capanne tra dicembre 2006 e gennaio 2007. La donna, il due ottobre dello scorso anno, ha raccontato al gip Luca Semeraro di aver avuto «una decina di rapporti sessuali nell’arco di un mese circa» con l’ispettore (ora in pensione): «palpeggiamenti», «rapporti completi non protetti», «richieste di mostrare le parti intime», «mani nelle mutandine». Incontri fugaci che «duravano due o tre minuti», «mi ha anche chiesto un rapporto orale. Era una cosa morbosa». «All’inizio parlavamo attraverso le sbarre – aveva raccontato ancora -, talvolta le poliziotte penitenziarie che avevano le chiavi si allontanavano per altri servizi o perché lui diceva di occuparsi delle altre detenute. Mi consigliava di ‘fare la brava, che si sarebbe risolto tutto come con un’altra detenuta carabiniere’. Voleva conoscere i dettagli del sesso praticato col mio compagno. Ero alla sua mercè».
L’accusa Secondo la ricostruzione dell’accusa, l’uomo, ormai in pensione «nell’assenza temporanea del personale penitenziario in servizio presso il primo piano della sezione detentiva e facendosi in plurime occasioni aprire il cancello della cella, costringeva o comunque induceva la stessa – in stato di soggezione psicologica derivante dallo stato di depressione sofferto a seguito della carcerazione, dall’assunzione di psicofarmaci in dosi rilevanti e anche superiori a quanto prescritto, e dal ruolo rivestito dall’Argirò, che l’aveva indotta a ritenere che un suo rifiuto avrebbe potuto determinare effetti pregiudizievoli sulla sua condizione di indagata in stato di detenzione e di madre di una bambina di sette anni – a compiere atti sessuali anche ripetendole spesso che “si doveva comportare bene”».
La difesa «Non l’ho mai sfiorata neanche con un dito – ha detto invece in passato l’ex vicecomandante Raffaele Argirò -. A me, come agli altri agenti uomini, non è permesso entrare nel braccio in cui sono detenute le donne, senza essere accompagnati da una collega di sesso femminile».
