La donna intervistata

di Francesca Marruco e Maurizio Troccoli

Ha uno sfratto esecutivo per il due aprile prossimo, una figlia di dodici anni, un marito che prima la picchiava che non le passa più gli alimenti e nessun lavoro. Nessuna fonte di reddito. Vive di espedienti, e della beneficenza che le fanno amici e conoscenti. La signora Luisa (è un nome di fantasia per tutelarla) però adesso non ce la fa più e lancia un grido d’aiuto alle istituzioni e a chiunque possa offrirle un lavoro:« Chiedo un lavoro onesto. Qualsiasi tipo di lavoro perche così non posso più andare avanti. Io non mi ammazzo, perché sono già stata ammazzata in precedenza e voglio un futuro migliore per me e per mia figlia e penso di meritarmelo dopo tutto quello che ho passato. Già non dormivo prima, ma da quando l’assistente sociale mi ha detto che potrei essere sfrattata anche se ho una figlia di dodici anni, è ancora peggio».

Il lavoro Luisa prima lavorava: ha fatto le pulizie tanti anni a palazzo Donini, al comando legione dei Carabinieri dell’Umbria ma poi si è licenziata perché il marito non voleva che lavorasse. Ha lavorato alla Coop e poi come badante. Fino a quando nel 2011 le persone che accudiva sono morte e non ha più trovato nessun impiego. Nel frattempo è passata per l’inferno, come racconta lei stessa a Umbria24:« All’inizio ho accettato di smettere di lavorare perché per farlo, mi dovevo alzare alle quattro e non sapevamo con chi lasciare la bambina. Ero abbastanza tranquilla perche ero sposata, solo che poi mio marito ha incominciato a non dare piu niente né a me né alla bambina e ha iniziato a picchiarmi: botte, calci, pugni, mi hanno ricoverato in ospedale più volte perche mi picchiava».

Le  botte Lei lo denuncia e un giorno, racconta «la polizia venne a prendermi e mi portò dalle suore insieme alla bambina. Lì ci sono stata un bel po’ di tempo. Poi un giorno la responsabile mi ha detto che dobevo tornare a casa perché i servizi sociali non gli passavano più la retta. A quel punto sono tornata a casa, anche se lì c’era ancora mio marito. Ma sono tornata lì perché la casa ( dell’Ater, ndr) era comunque intestata a me. Li è rimasto ancora lì. Io l’ho denunciato parecchie volte, poi però, molte altre volte, vista la situazione familiare, ho anche ritirato le denunce».

Lo stereo rotto in testa «Per lui – racconta ancora Luisa – la donna doveva stare in casa: a me mi ha tolto tutto amicizie, tutto. Da quando mi sono sposata con lui non ho avuto piu niente, io prima lavoravo, avevo il mio stipendio, avevo una vita abbastanza regolare, i problemi c’erano ugualmente, però vivevo in maniera dignitosa invece adesso non c’è più neanche questo». Luisa poi è riuscita a mandarlo via di casa, «per farlo uscire è stato molto difficile. Mi minacciava, io ne ho subite di tutto e di più: una volta mi ha anche rotto uno stereo in testa. Mi insultava, e molte volte è più brutta una parola cosi che uno schiaffo. Alla fine pero ci sono riuscita e l’ho mandato via». Poi però è iniziato il calvario degli alimenti non pagati, 200 euro al mese. Che per un periodo di tempo gli sono stati versati perché, «glieli toglievano dallo stipendio come disposto dal giudice, altrimenti non ce li avrebbe mai dati. Non ci dava da mangiare quando era a casa con noi figuriamoci dopo». Poi, da febbraio, da quando cioè sono finiti gli arretrati e avrebbe dovuto iniziare a pagare di sua volontà, ha smesso.

Aiuto «Noi è da febbraio che non abbiamo più un euro. Devo dire ringraziare le persone che mi stanno viicno che mi vogliono bene e che sannocome sono e mi aiutano tanto. Una volta al mese mi porta il mangiare il banco alimenti, altri mi aiutano dandomi vestiti che non usano, ma questo non è vivere, è morire piano piano, non ho più dignità nell’essere mamma». «Io – racconta ancora – ringrazio la scuola dove va mia figlia -, le professoresse, e soprattutto la dirigente perche l’ha fatta entrare a scuola con tutti i libri, perche io non avevo i soldi per comprarli. Certo il Comune dice non paghi i libri, però questo vuol dire che quando vai in libreria li devi pagare, poi loro ti ridanno i soldi. Ma se io non li ho, faccio una rapina?».