di Fra. Mar.
Era acccusato di omicidio colposo in relazione alla morte di mesotelioma pleurico di un operaio della Perugina morto nel 2012. Sul banco degli imputati sedeva il responsabile del vertice sanitario aziendale, prosciolto martedì mattina dal gip Carla Maria Giangamboni, come richiesto dal suo legale Valeriano Tascini e anche dal pm Claudio Cicchella.
Accusa Secondo l’accusa, «pur essendo nota almeno dagli anni sessanta la correlazione tra l’inalazione di polveri di amianto, mesotelioma e tumore polmonare, quale vertice sanitario aziendale, ometteva ogni azione volta a sensibilizzare il datore di lavoro e la dirigenza tecnica affinché la stessa predisponesse l’impiego di idonei ed efficaci mezzi di protezione personale o facesse sottoporre i dipendenti a controllo sanitario».
Difesa Nella memoria difensiva l’avvocato Valeriano Tascini aveva evidenziato la «scelta singolare» «di individuare nel medico aziendale il soggetto responsabile in via unica ed esclusiva dell’evento determinatosi, escludendo a priori la responsabilità dei vertici aziendali, che in qualità di lavoro avevano dei precisi obblighi giuridici». Nella stessa memoria il legale bollava come «priva di fondamento e rilievo giuridico» la «posizione assunta dalla Usl Umbria 1 nelle conclusioni del rapporto di indagine, secondo cui vi è una oggettiva difficoltà ad individuare i soggetti responsabili in qualità di amministratori della IBP Buitoni Perugina, attesa la complessità dell’assetto societario», e che, secondo il legale, erano i responsabili delle adozioni per prevenire le malattie sul lavoro. E in ogni caso tutti i testimoni sentiti dall’avvocato e che lavoravano in azienda, «non avevano contezza della presenza di amianto».
Risarcimento Inoltre, secondo il legale, tra i pochi elementi a sostegno dell’accusa c’era la testimonianza dell’uomo deceduto che aveva sostenuto di aver maneggiato amianto contenuto nelle macchine per cui lui era addetto alla manutenziuone. «Ma di quelle macchine non c’è più traccia», ha evidenziato il legale nei suoi documenti. Inoltre, l’azienda Nestlé, ha risarcito i familiari dell’operaio deceduto che si erano costituiti parte civile, con quasi 400 mila euro, spianando la strada verso il non luogo a procedere, arrivato martedì mattina.
