di Ivano Porfiri
E’ morto Paolo Rinaldi, lo «zio Scar» del Bratislava, e con lui se ne va un pezzo importante della Perugia di notte, una città diversa che in pochi anni ha perso tanti dei punti di riferimento.
Un pub, un mito La notizia è di quelle che fanno male solo a sentirle. Paolo si vantava di servire birra da 30 anni. Il suo Bratislava era un mito, il pub più antico quello nascosto in via Fiorenzuolo, vicolo alle spalle di corso Cavour. Un posto che dovevi andare a cercarlo. E ci si andava da Paolo, nonostante i mille altri locali spuntati in giro per la città: ci si andava per le birre (sempre ricercate quelle scelte da un intenditore come lui), ci si andava a mangiare lo stinco. Ma ci si andava soprattutto per Paolo. Sempre una barzelletta, sempre una chiacchiera in un’atmosfera mai formale, sempre amichevole. Al Bratislava, parlando con Paolo è trascorsa la prima sera dell’apertura di Umbria24, che rimarrà per questo sempre legata un poco a lui.
Maledetta malattia Paolo Rinaldi avrebbe compiuto 51 anni a giugno. Invece se l’è portato via la malattia che da tempo lo tormentava. Ha combattuto fino alla fine ma non ce l’ha fatta, lasciando un po’ orfani tanti suoi amici. Ora i perugini lo ricordano su Facebook. La pagina di Paolo è tempestata di messaggi. Riportiamo qui quello lasciato dalla Musical Box del suo amico Sergio Piazzoli: «Paolo non è stato una persona qualsiasi. Paolo ci ha insegnato a stare insieme a condividere come nessuno altro un semplice bicchiere di birra a scegliere la musica giusta per ogni situazione. Paolo era Paolo. Oggi tutta Perugia deve essergli grata quando per primo fece conoscere a tutti la cultura del pub e a raccontare di sé, della meravigliosa Annarita, a parlare di musica o a discutere di calcio, di donne o di politica come solo lui sapeva fare. Non sarà semplice entrare in in un pub o in una birreria e non pensare a Paolo a quella musica alta che usciva prepotentemente dalla grata del marciapide di corso Cavour che ti invitava ad entrare e a bere insieme a lui l’ultima birra prima di andare a dormire. Ci mancherai meraviglioso cugino interista, ci mancherà tutto di te, corso Cavour non sarà piu lo stesso, una figura fondamentale di questo borgo ci ha lasciato. Sempre con noi».


Paolino… 25 anni di birre bevute nel tuo/nostro locale non sono uno scherzo. E purtroppo nemmeno questa notizia che mi ha gelato. Non dimenticherò mai i primi “abbocchi” universitari alla fine degli anni ’80 con te che mi guardavi dalla cassa e ridevi, le corse da via dei Priori giù per le scalette di sant’Ercolano per arrivare prima possibile in quello che è stato il locale per eccellenza, i “g…iovedì tappa fissa al Bratislava”, le chiusure fino all’ultimo minuto possibile prima di tornare a casa, l’impareggiabile salsa rosa e soprattutto la birra da me preferita – la Gauloise alla spina – che avevi solo tu e, dopo averne bevuta a fusti, non ho più ritrovato a Perugia. E poi, crescendo, le chiacchiere su calcio e politica, perfino sulle moto che a me nemmeno piacciono, ma riuscivi a farmene interessare per manciate di minuti. La tua e la nostra peruginità, orgogliosi di tutto quello che riguarda la nostra città, nel bene e nel male; le nottate ben oltre la chiusura fino alle 4 e passa col Millo, Francescchino, il Benny e gli altri, perché l’ultimo locale da visitare, il più importante che si lascia a fine serata, era il tuo. Mi piace pensare che ora “pieghi” tra le nuvole con la tua moto, il tuo maglioncino nero collo alto, il tuo sorriso e un boccale di birra in mano perché lassù non si cade. Grazie di tutto! P.s. Salutami Gianni de la Zozza.