I carabinieri accanto alle urne sequestrate

di Daniele Bovi

Ha portato ad uno dei ritrovamenti più importanti degli ultimi decenni l’operazione «Ifigenia» condotta dai carabinieri del comando Tutela patrimonio culturale e dalla procura di Perugia: 23 urne etrusche appartenenti ad un unico ipogeo, circa tremila oggetti sequestrati, non solo etruschi e cinque persone denunciate per ricerche illecite, impossessamento e ricettazione di beni culturali. Tutti oggetti inediti, molti facenti parte di una tomba (di una famiglia patrizia, i Cacni) trafugata da una ditta edile dieci anni fa nel cuore di Perugia, nel quartiere di Elce, e poi finite non al museo archeologico di Perugia, dove avrebbero dovuto essere, ma lungo le vie del mercato nero. Sette urne erano già state vendute a privati perugini, altre 15 erano state nascoste sottoterra. Se Ifigenia fu sacrificata dal padre Agamennone per ottenere vento favorevole così da poter raggiungere Troia, stavolta ha rischiato il sacrificio sull’altare dei soldi un vero tesoro culturale. Alla collettività viene infatti restituito quello che giovedì a Roma, nel corso di una conferenza stampa alla quale ha preso parte anche il ministro per i Beni culturali Massimo Bray, un «tesoro immenso e il ritrovamento più importante degli ultimi 30 anni».

Cinque denunce Le cinque persone denunciate (due sono di Perugia) sono un imprenditore edile, un libero professionista e tre di quelli che gli inquirenti chiamano intermediari-faccendieri. Le indagini, molto complesse e durate due anni, arrivano ad una svolta quando a Roma viene sequestrata, ad uno dei denunciati, una piccola testa in travertino bianco e una fotografia di un’urna etrusca: un frammento di una scultura riprodotta in foto che uno dei protagonisti cercava di vendere. Un docente romano riesce a individuare come origine una necropoli del Perugino e grazie al lavoro della Soprintendenza gli inquirenti riescono a trovare anche altre urne già nelle case di privati. Col passare delle settimane viene finalmente trovato, ad Elce, il sito dove alcune delle 23 urne (sette delle quali avevano già trovato un acquirente) sono state trafugate. Qui, come detto, 10 anni fa una ditta edile, per caso durante gli scavi per una villa, trova il tesoro ma invece di rivolgersi alla Soprintendenza (che ora sta conducendo lì uno scavo) fiuta l’affare e rimuove tutto cercando contatti con il mondo del mercato nero.

VIDEO – LE OPERE RITROVATE

Le indagini Nel febbraio scorso il sostituto procuratore Paolo Abbritti, che coordina le indagini, fa scattare le intercettazioni e i pedinamenti di alcuni imprenditori edili fino a quando il cerchio si stringe attorno ad una società di Perugia e agli altri denunciati. Grazie alle indagini ad esempio si scopre così che uno degli indagati cercava di piazzare le opere trafugate sul mercato antiquario clandestino. Le perquisizioni hanno portato alla luce, oltre a migliaia di reperti archeologici e di ceramica medievale, le 23 urne etrusche, di età ellenistica e databili tra il quarto e il primo secolo avanti Cristo. «Ancora una volta – ha detto giovedì il ministro Bray – rischiavamo una ferita gravissima al nostro patrimonio storico-artistico. Finalmente ho ricevuto una notizia molto positiva che fa ben sperare e per questo ringrazio i carabinieri. Le 23 urne, che ho avuto modo di ammirare già nei giorni scorsi, sono bellissime. Ora il parlamento dovrà riprendere la discussione che era stata interrotta alla fine della legislatura precedente per dotare i carabinieri del Comando di strumenti sempre più idonei per il loro lavoro preziosissimo». «Si tratta di un ritrovamento di importanza clamorosa – ha aggiunto il direttore generale per le antichità del ministero dei Beni culturali, Luigi Mannati – e siamo già al lavoro con gli archeologici della Soprintendenza di Perugia per scoprire, con degli scavi, il contesto storico-culturale nel quale questi reperti si trovavano»

Scoppola: recupero straordinario «Un recupero a dir poco straordinario» commenta poi il direttore per il Beni culturali dell’Umbria Francesco Scoppola. «Recupero – aggiunge – che è anche un vero e proprio ritrovamento, sia pure ovviamente senza la completezza di informazioni e di dati che solitamente accompagna uno scavo archeologico che non sia un rinvenimento fortuito o il frutto di una serie di indagini investigative. Infatti si tratta di un vero e proprio ritrovamento in quanto queste opere erano sconosciute, sono inedite, non erano mai state pubblicate né viste in precedenza». Secondo Scoppola le urne sono databili tra il terzo e il primo secolo avanti Cristo, ad accezione del coperchio di sarcofago sicuramente del quarto secolo. Tutte opere «di fattura particolarmente pregevole». Altre urne già note, appartenenti alla medesima famiglia dei Cacni, provengono: tre dalla necropoli del Palazzone (Perugia, Ponte San Giovanni) tre da San Pietro (Perugia), una dal cimitero nuovo di Perugia, una da Chiusi, Palazzaccio, due da Tarquinia, una da Norcia.

Laffranco «Esprimo i miei più vivi complimenti ai carabinieri – commenta il deputato Pdl Pietro Laffranco -. Mi complimento – per la complessa attività investigativa alla base del recupero dei beni e ringrazio, da umbro e da perugino, consapevole che i reperti recuperati andranno a fare ulteriore luce sull’antica civiltà etrusca che si trovava in tutta l’Umbria occidentale. La cultura è un bene di tutti, e chi la scambia per ‘bene di lusso’ si sbaglia».

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